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Sui problemi tutti d’accordo. Tempus fugit

Banche, ora ci vuole il fare

Draghi e Tps all’assemblea dell’Abi arrivano alle stesse conclusioni.

di Angelo De Mattia - 12 luglio 2007

Nelle loro relazioni all’assemblea Abi di ieri, il ministro dell’Economia e il Governatore della Banca d’Italia partono da ottiche diverse, ma raggiungono – non attraverso le “convergenze parallele” – un identico punto d’arrivo, con riferimento al tema all’ordine del giorno. Draghi muove dalla necessità di sfruttare appieno i vantaggi della partecipazione all’Unione Monetaria Europea e dall’esigenza di riaffermare l’importanza dei canali della trasmissione della politica monetaria in presenza delle trasformazioni finanziarie. Padoa-Schioppa parte dall’imperativo, per l’Italia, dell’investire per crescere, in presenza di una eredità ricevuta, fatta di un’economia ferma – che va disintossicata dopo la lunga stagnazione – e di un debito pubblico in risalita. E’ un’operazione di parresia. Per il ministro è decisivo stimolare le forze sane del cambiamento e non rubare più al futuro per vivere l’attimo presente. Ma, per entrambi, nello specifico il traguardo è il ruolo che può e deve avere il sistema finanziario per raggiungere gli obiettivi enunciati, riassumibili nella funzione strategica dell’ampio risparmio di cui godiamo, il cui uso può finora aver paradossalmente impigrito il “pubblico” e il “privato”. Il suo impiego può concorrere a sfruttare i vantaggi dell’adesione all’euro e, anche per questa via, alla crescita dell’economia. Per raggiungere questi obiettivi, vale ormai il paolino “il tempo si è fatto breve”.

Usare bene il risparmio significa offrire servizi migliori a costi più bassi e di più alta qualità. Significa considerare le aggregazioni bancarie finora attuate come realizzazioni di rilievo straordinario, ma anche avere presente che il riassetto del sistema potrà dirsi compiuto solo quando, nei gruppi interessati, si saranno realizzati gli sperati guadagni di efficienza, si sarà sviluppata una buona qualità di governance societaria, saranno state adottate avanzate misurazioni dei rischi; soprattutto, quando i benefici delle aggregazioni si saranno riverberati sulla clientela. Di qui l’enfasi sulla trasparenza e correttezza negoziale nei rapporti banca-cliente, nonché sulle modifiche legislative introdotte o progettate in questo campo, espressione della linea Bersani, sui meccanismi stragiudiziali di composizione delle controversie, sulla necessità che alla clientela siano possibili scelte informate. Di qui anche i richiami al sistema per l’eccessiva elevatezza dei tassi sul credito al consumo o per l’ancor più alto livello di quelli praticati dalle finanziarie, ovvero, ancora, per la spinta ai clienti ad assumere rischi finanziari, anziché a coprirli. Ma è anche il momento della soddisfazione per gli sviluppi che si vanno prospettando per la Borsa italiana. Le associazioni degli utenti – se si tiene conto anche degli impegni del presidente Abi – hanno ora un terreno più avanzato di confronto: debbono coglierlo per misurare, poi, non nel lungo termine, le effettive realizzazioni; in futuro non sarà più possibile limitarsi alla reiterazione degli impegni. Costituisce una sfida che dev’essere colta anche dai sindacati e dai partiti. Quello che emerge dalle relazioni è un disegno di ulteriore progresso del sistema, che tiene insieme impulso all’efficienza, promozione della concorrenza, cura della reputazione, da parte delle banche anche come importante strumento competitivo, diffusione della cultura finanziaria, miglioramento delle condizioni della clientela, famiglie e imprese. Quanto, poi, alle considerazioni di Draghi sulla riforma delle banche popolari e sulle concrete modalità di confluenza dell’Ufficio italiano dei cambi nella Banca d’Italia, esse non sembrano mirate a chiudere il dibattito perché affermano principi di carattere generale, allo stato non valutabili nelle loro concrete inferenze e, nel caso delle Popolari, caratterizzati anche da un “forse” aggiunto fuori testo, a testimonianza della complessità della materia.

All’impresa-Italia occorre un approccio simile a quello adottato dai banchieri per risanare un’azienda, sottolinea il ministro dell’Economia. Se negli anni ’50 e ’60 si è avuta una buona crescita, e nei successivi venti anni una crescita cattiva, quindi la stagnazione, oggi risanamento e promozione degli investimenti sono ineludibili; sono alla base della “vita activa” del nostro Paese. Non c’è tempo da perdere, dice il ministro, usando la stessa espressione adottata da Draghi perché le aggregazioni bancarie sfruttino appieno le sinergie. Si può recuperare terreno, vi sono le potenzialità; il risparmio svolge un ruolo centrale. Di qui anche l’appello del ministro a un più attento servizio delle banche nei confronti della clientela. Tono di alto profilo, da parte del ministro, che dimostra che essere amico di Platone, da lui citato nel Dpef, coincide questa volta con l’amicizia per la verità. Ma più che sugli obiettivi, oggi il tema del confronto è sugli strumenti e sui tempi, in un clima che lo stesso ministro ha detto essere a volte inutilmente rumoroso e confuso. Poiché il razionale non è sempre reale, il problema centrale, non da astratto convegno, è come realizzare oggi coesione e determinazione tra le forze chiamate, con il “dare” e l’”avere” a sospingere la ripresa, riducendo nel contempo il peso del debito; come far sì che la convergenza, larga sugli obiettivi, diventi altrettanto ampia sui mezzi. E’, questa, la prova cruciale di questa delicata fase politica. Pubblicato su L’Unità del 12 luglio

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