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Cassa integrazione per i bancari. Un doppio peso inutile

Banche e sindacati in rivolta

Nuove esazioni in arrivo: rappresentanze e Abi pronti a mettersi sul piede di guerra

di Alessandro D'Amato - 25 maggio 2007

Uno scontro sotterraneo, che però rischia di deflagrare abbastanza presto. Generando, in un momento nel quale il risiko bancario è all’ordine del giorno, una battaglia tra sindacati bancari, Abi e governo e maggioranza (dove, come al solito, non c’è unità di vedute). La vicenda della cassa integrazione da creare per i bancari, al fine di coprire i costi del cuneo fiscale da estendere anche a banche ed assicurazioni, è “solo un"ipotesi”, secondo il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Letta. Il quale ha ricordato anche che “qualunque decisione sarà comunque presa dopo consultazioni e concertazione con le parti interessate”. Anche perché il nuovo ammortizzatore sociale verrebbe a sovrapporsi (e addirittura a cozzare) con il “Fondo solidarietà per il sostegno del reddito”, uno strumento che ha consentito di affrontare con equilibrio gli esuberi derivati dal processo di ristrutturazione che negli ultimi 15 anni ha investito il settore del credito italiano, e che ha assistito nel tempo 25mila lavoratori (oggi sono 10mila). Tanto da essere stato prorogato, grazie a un accordo tra l’Abi e i sindacati, fino al 2020. Natale D’Amico, segretario alla presidenza del Senato, è d’accordo: “E’ un doppio peso che non serve a nulla, anzi: a lungo termine può rappresentare un danno sia per la finanza pubblica che per i privati”.

E se Abi e Ania chiedono che sia “attivato un tavolo di concertazione, auspicando che vengano evitati interventi discriminatori che, in quanto tali, di fatto, si configurerebbero nuovamente come elusivi delle norme europee sugli aiuti di Stato”, i sindacati degli istituti di credito sono già scesi sul piede di guerra: “un colpo di mano,”, lo definiscono le rappresentanze in un comunicato congiunto firmato da Fabi, Falcri, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Silcea ed Ugl. Che aggiungono: “è evidente che dinanzi ad un provvedimento che interviene per Decreto sulla materia non potremo che reagire in modo molto negativo e con un’opposizione molto dura”. Secondo Dircredito (l’associazione nazionale delle alte professionalità del credito), poi, “L’aspetto più grave è rappresentato dal fatto che sui lavoratori verrebbe a gravare una ulteriore esazione contributiva dello 0,30%. Non è possibile che l’estensione alle banche dei vantaggi del cuneo fiscale venga pagato dalle lavoratrici e dai lavoratori del settore”. All’indomani, tra l’altro di una operazione, la fusione tra Capitalia e Unicredit, che farà scaturire tantissimi esuberi, e a pochi mesi di distanza dall’altra megafusione a livello nazionale tra Intesa e San Paolo. Il settore bancario ha già pagato con “diverse migliaia” di lavoratori mandati a casa la ristrutturazione del credito, dicono alla Fabi, e senza pesare in alcun modo nel bilancio dello Stato. Lunedì prossimo cominceranno le trattative tra le parti per il rinnovo del contratto nazionale dei bancari. In quella sede Abi e rappresentanze parleranno anche dell’argomento-cuneo. Pronti a mettersi definitivamente sul piede di guerra.

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