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Ma chi difenderà il debito dello Stato?

Banche, arriva il conto alla rovescia

La montagna pericolante sta per venire giù. E non basterà l’Europa a salvarci

di Davide Giacalone - 03 ottobre 2008

Difenderemo le banche, afferma il governo. Ma chi difenderà lo Stato ed il suo enorme debito? Fino ai primi anni novanta gli italiani erano assai indebitati con se stessi, nel senso che i titoli del debito pubblico si trovavano, per la gran parte, in tasca alle famiglie. Ora, invece, quei titoli si trovano nei portafogli del sistema creditizio, e speculativo globale, non controllabile dall’Italia.

A difesa del mercato interno sono già intervenute le banche centrali inglese, francese, tedesca, belga, lussemburghese ed olandese. Direi che è cominciato il conto alla rovescia per l’intervento di quella italiana. Ma che succede se investitori e profittatori professionali non si accontentano più del differenziale d’interessi fra il debito italiano e quello tedesco, in virtù del quale noi c’impoveriamo e loro s’arricchiscono ogni giorno che passa? In quel caso il debito non sarebbe un fatto teorico, un balocco per cultori della materia. Forse toccherebbe pagarlo, e sarebbero dolori fortissimi.

Abbiamo cicalato alla grande, ora arriva il conto. Abbiamo approfittato dei lunghi anni con tassi d’interesse bassissimi non per diminuire il debito, ma per far crescere la spesa pubblica. Abbiamo preso il vento che veniva da poppa, spingendo produzione e consumi mondiali, non per ristrutturare il nostro mercato interno e superarne le arretratezze e l’inefficienza, ma per tutelare fino all’ultimo ogni nicchia di protezione improduttiva. Alitalia docet. Abbiamo goduto dell’euro, magari scoprendo, come ha fatto Veltroni, che si può comprare la casa a New York, scaricando sui più deboli gli effetti relativi all’andamento dei prezzi. Qui non ci siamo mai stancati di puntare il dito sulla montagna pericolante, ma ci dicevano: non rompere le scatole e godete. Ora viene giù.

Non ci salverà l’Europa, lo scudo non funziona, anche perché non c’è. Gli Usa possono lanciare un messaggio chiaro e forte, ai mercati, perché esistono. L’Europa no. Basti pensare che con una sola moneta ed un solo mercato, i risparmiatori europei hanno differenti tutele e fondi di garanzia a secondo di dove sono nati. Roba feudale. Altro che nuove regole globali! Non affonderemo, abbiamo la forza per farcela, ma a patto che l’equipaggio percepisca la burrasca, capisca quel che accade, e non s’accomodi per il pranzo.

Pubblicato su Libero di venerdì 3 ottobre

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario