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Gli abbandoni scolastici parlano chiaro

Bancarotta dell’istruzione pubblica

Il sistema italiano non garantisce la competitività. Si spende a dismisura e male

di Davide Giacalone - 30 novembre 2006

Basta un occhio ai numeri per valutare la bancarotta dell’istruzione, ma se si va oltre la situazione è anche peggiore. La media europea degli abbandoni scolastici è il 15%, da noi il 32 (più del 37 in Lombardia, più del 38 in Sicilia). Su mille bambini che entrano alle elementari solo 171 giungeranno alla laurea. Ci si potrebbe consolare con i dati statunitensi, dove gli abbandoni raggiungono il 31%, ma oltre a non servire a niente si deve ricordare che un quarto di quella popolazione arriverà alla laurea in un ambiente competitivo, che punta all’eccellenza. Non è quanto assicurano le università italiane.
Prese le misure del disastro, se ne devono comprendere le caratteristiche per individuare i rimedi. Gli Stati Uniti dimostrano che chi abbandona gli studi (in media, s’intende) muore prima, guadagna di meno e finisce più spesso in prigione. Non credo che questo dimostri quanto la laurea allunghi la vita, riempia la saccoccia e difenda dalla galera, ma, piuttosto, che l’abbandono scolastico è uno dei primi sintomi di una minore cura di sé, di una minore capacità di vivere in pace con gli altri e di rendersi utili alla collettività. In una società libera, aperta e dinamica, chi decide di fare a testate con il mondo si cura i bernoccoli per i fatti propri, ma chi decide di correre per vincere ha diritto di sperare di potere tagliare il traguardo. Non esiste il governo che ci porti tutti in paradiso, ma è un buon governo quello che premia i meritevoli. E’ pessimo, invece, quello che livella tutti e tutti impoverisce.
Il nostro sistema dell’istruzione pubblica funziona male, seleziona per abbandono, ma ci costa quanto e più di altri sistemi concorrenti. Spendiamo troppi soldi per ottenere troppo poco. Questo non è solo uno spreco di denaro pubblico, ma anche di capitale umano, perché una scuola poco selettiva e che si perde gli studenti per strada rende più povera la collettività. Inoltre, l’umiliazione della meritocrazia è una gran fregatura per i più deboli, per gli svantaggiati, per i bravi. Puniamo l’eccellenza e fermiamo l’ascensore sociale, con questo conservando privilegi ai privilegiati e disagi ai disagiati. La conservazione crea guai più profondi di quanto i dati dicono, e la difesa ideologica del sistema attuale è divenuta conservazione della mediocrità.

Pubblicato su Libero del 30 novembre 2006

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