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Il vertice di Roma ha svelato le contraddizioni

Bailamme di scelte per una guerra

Mentre Israele combatte per difendersi, la nostra maggioranza naviga tra tesi opposte

di Davide Giacalone - 29 luglio 2006

La politica estera italiana è un caos, provocato da una maggioranza dove convivono tesi opposte. D’Alema viaggia in zona di guerra, promettendo una forza militare d’interposizione, promettendo,quindi, un intervento armato italiano in uno scenario nel quale si dovrà sparare, nel mentre solo per il rotto della cuffia si rifinanzia la missione italiana in Afghanistan, dove non è in corso una guerra, ma si fronteggiano terroristi talebani. Si riceve Abu Mazen, facendogli pat pat sulla spalla,e si ascolta consenzienti la sua richiesta di un’analoga forza Onu a Gaza. Ma a che servono quei soldati, in armi, da chi devono difendere i palestinesi? Non certo da Israele, che da quei territori si ritira. Servono a tutelare l’autorità palestinese dalle conseguenze delle azioni dei terroristi che ancora fanno capo ad Hamas, ovvero al gruppo politico che ha vinto le ultime elezioni e rispetto alle quali D’Alema s’era detto “equivicino”. E non basta. Prima si diffonde a piene mani la retorica provinciale del gran successo del vertice di Roma (ricordo che i tronfi d’oggi furono piuttosto critici quando Berlusconi organizzò l’incontro a Pratica di Mare, dissero che era solo una parata …), poi, però, ci si mostra delusi perché non è passata la linea del cessate il fuoco. Roba da matti, perché il fuoco non cesserà fino a quando non sarà garantito il rispetto della legalità, vale a dire della sicurezza dei confini israeliani, cioè fino a quando non saranno annientate le basi da cui partono i missili assassini di Hezbollah. Missili lanciati con il contributo economico e politico dell’Iran, della Siria e di Al Qaeda. E, allora, chi dovrebbe cessare il fuoco, chi si difende? Questa confusa politica del nostro governo rischia di essere un ulteriore incentivo alla guerra. Lo è per le formazioni del fondamentalismo islamico, che vedono spiragli utili a spaccare il fronte delle democrazie. Lo è per Israele, che capisce quanto il tempo non lavori a suo favore. E tutto questo solo perché si deve dire a quattro senatori comunisti che ce ne andremo anche da Kabul,tentando, al contempo, di dire alla comunità internazionale che non ci tiriamo indietro davanti alla guerra guerreggiata in medio oriente. Ci protegge una sola cosa: l’irrilevanza.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 29 luglio 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario