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L'editoriale di TerzaRepubblica

Attenzione. Una riforma piena di pericoli

La nuova legge elettorale che si vuole approvare nuoce gravemente alla salute (della democrazia)

02 febbraio 2014

Fidatevi di chi ha il copyright, per di più guadagnato sul campo: con questa legge elettorale, ammesso (e non concesso) che passi, la Terza Repubblica non nasce, abortisce. Naturalmente, sempre che con questa dicitura simbolo s’intenda indicare un sistema politico-istituzionale di stampo europeo, capace di superare sia i mai veramente affrontati difetti della Prima Repubblica sia i disastri prodotti dalla Seconda. Se poi, invece, ci si accontenta di cambiare l’etichetta sulla porta, come fu nel 1994, allora sì, stiamo entrando in un’altra stagione, che però sarebbe più corretto chiamare Prima Repubblica bis-bis, prolungamento infinito di una fase di transizione verso il nulla che dura ormai da due decenni e che ha portato il Paese nella più pesante, e sempre meno sormontabile, delle crisi della sua storia repubblicana.

E che non sia cambiamento vero, positivo, lo dimostrano prima di tutto le motivazioni addotte sia da chi è favorevole sia da chi è contrario alla cosiddetta riforma Renzi-Berlusconi. I primi, a cominciare da alcuni esimi professori come Michele Ainis, hanno infatti sostenuto che qualunque critica è superata dal merito di aver finalmente dato un’accelerata alla discussione sulla legge elettorale, che neppure la clamorosa bocciatura del “porcellum” da parte della Corte Costituzionale era riuscita a dare. Ora nessuno disconosce il fatto che la melina attuata da governo e parlamento, anzi dai governi e parlamenti che si sono succeduti, sia a dir poco inqualificabile. Ma da qui a farsi andar bene qualunque cosa purché sia, ce ne passa. Se poi quel che offre il convento è un meccanismo viziato da evidenti profili di incostituzionalità, che conserva le due principali caratteristiche della legge bocciata dalla Corte – premio di maggioranza abnorme e liste bloccate con recupero nazionale dei resti – come ha perfettamente spiegato sulla Stampa il costituzionalista Stefano Passigli, allora l’adesione per disperazione diventa intollerabile. Peggio ancora è la reazione degli oppositori, che anche in questo caso prescinde dal merito: sono contro perché Renzi ha osato consultare Berlusconi e perché, di conseguenza, questa proposta di legge non può che favorire per definizione il Cavaliere pregiudicato. A questi non gliene frega niente che, come ha ben spiegato Stefano Folli, Renzi sia il chiaro vincitore, sul piano tattico, di questo passaggio perché ne esce consacrato come l’innovatore-decisionista di cui c’è tanto bisogno, e Berlusconi abbia sì riguadagnato la scena – chi ne dubitava era un cretino, incapace di leggere la storia degli ultimi due decenni – ma solo per conquistarsi “ammortizzatori” che gli assicurino un’uscita di scena meno tormentata possibile. No, loro sentono odor di “inciucio”, come amano chiamare ogni minimo tentativo delle parti di parlarsi e cercare un compromesso – come invece è giusto che sia sulle regole del gioco, semmai il nostro problema è stata la quasi totale mancanza di questi momenti d’intesa – senza capire che questa volta, se solo si guardasse la proposta per quel che è, senza alcun pregiudizio ideologico, ci sarebbero ben altre obiezioni da sollevare.

È normale assegnare il 53% dei seggi a quelle coalizioni che abbiano raggiunto il 37% dei voti, cioè dando un premio in seggi pari al 45%? È normale che possa accadere che a contribuire in modo determinante a far vincere una coalizione siano partiti che non raggiungendo singolarmente la soglia minima poi non abbiano alcuna rappresentanza? È normale che in una fase in cui si chiede a gran voce il ricambio dei partiti e degli uomini che hanno tenuto banco nel “ventennio maledetto” si ponga la soglia ai singoli partiti che si presentano da soli all’8% e alle coalizioni al 12%, cioè livelli che non hanno paragone con lo sbarramento – pure assolutamente necessario, anzi il vero mezzo per assegnare il premio di governabilità – di alcun sistema elettorale democratico? È normale che con l’eventuale secondo turno in caso di mancato raggiungimento della soglia del 37% da parte di tutti, si finisca per assegnare un premio in seggi che può superare il 100%, seggi che verrebbero sottratti a quelli conquistati dai perdenti del primo turno, così che il voto espresso dagli italiani del primo turno vale meno di quelli del secondo? La Costituzione non recita forse che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto…(art. 48, comma 2)? È normale che, specie dopo il pronunciamento della Corte sulla necessità di assicurare il più stretto collegamento possibile tra elettori ed eletti, si introducano liste bloccate abbinate al recupero nazionale dei resti, che significa far eleggere in Sicilia un candidato del Nord e viceversa? Infine, qualcuno ha calcolato che con i voti che Renzi ha preso alle primarie secondo questo “bastardellum” messo in campo, non entrerebbe nemmeno di striscio in parlamento?

La governabilità è di sicuro un obiettivo sacrosanto, e anche se noi di TerzaRepubblica non abbiamo mai creduto alla teoria che il “non governo” di questi anni sia da attribuire alla fragilità del sistema anziché alla povertà politica e culturale dei decisori, non per questo siamo contro gli strumenti che possono favorirla. Ma la governabilità non può essere perseguita anche a costo di dimenticarsi dell’altra faccia della medaglia della questione, la rappresentatività. Anche perché possiamo pure forzare la mano per dare pieni poteri a chi rappresenta 6-8% degli italiani – perché questa sarebbe la percentuale con questo sistema – ma poi quella forzatura la pagheremmo, come l’abbiamo già pagata in questi ultimi anni, con la scollatura tra governo e Paese che si verrebbe a creare. Non si può governare nessun paese con il minimo del consenso, tantomeno uno complesso e malmesso come il nostro.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario