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Mirano, incontro del Circolo di Venezia

Assemblea Costituente = strada maestra

Cisnetto: “Per un nuovo modello di sviluppo, prima diciamoci come stanno le cose”

di Società Aperta - Circolo di Venezia - 24 marzo 2006

“Non nel mio giardino - ambiente e sviluppo possono convivere?”, su questo tema Società Aperta, con il patrocinio del Comune di Mirano, ha proposto un dibattito pubblico che si è tenuto il 18 marzo scorso.
All’incontro hanno partecipato il presidente di Società Aperta, Enrico Cisnetto, il Direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Corrado Clini, il Sindaco di Mirano, Gianni Fardin, il giornalista Antonio Gesualdi e il docente di economia internazionale Arduino Paniccia. Ha moderato Maurizio Milan del circolo di Venezia.
L’incontro è stato molto partecipato e gli argomenti hanno anche acceso la discussione finale con il pubblico. Cisnetto, in particolare, si è soffermato sul fatto che l’Europa è 50 anni in ritardo rispetto agli Stati Uniti e che l’Italia lo è di ulteriori altri dieci rispetto ai pater comunitari. La mancanza di infrastrutture, dunque, è solo uno dei tanti aspetti del declino dell’Italia – secondo Cisnetto – e per ritrovare un nuovo modello di sviluppo occorrerebbe dapprima dirsi le cose come stanno. “Abbiamo bisogno di trovare un modello di sviluppo nuovo – ha detto Cisnetto – ma ci mancano velocità e grande dimensione”. Le piccole e medie imprese non sono più competitive e i processi politici vanno a rilento. L’Assemblea Costituente, infine, potrebbe essere una strada maestra per rimettere il Paese nelle condizioni di stabilire regole condivise da tutti in modo che, poi, si possa progredire velocemente con governi efficaci e meno dispersione e distruzione di risorse pubbliche.
Il Sindaco Fardin ha rivendicato il ruolo degli enti locali per le decisioni sulle grandi opere. “I comuni – ha detto – sono i più vicini ai cittadini e quindi sono il terminale con il quale bisogna tenere il dialogo se si vogliono realizzare infrastrutture”. Antonio Gesualdi ha focalizzato il tema del consenso sostenendo che in una democrazia ben funzionante il consenso non è solo quello attivo che viene mostrato dai mezzi di comunicazione o dai vari comitati pro o anti, ma è soprattutto quello “passivo” che viene dato durante le consultazioni elettorali e che rimane tale per lo svolgimento delle intere legislature. Se il consenso di maggioranza ad un programma di infrastrutture è stato dato questo non può essere sottoposto continuamente a verifiche altrimenti le infrastrutture non saranno mai realizzate. “La democrazia italiana – ha detto – ha dei costi troppo alti rispetto agli altri paesi europei e occidentali”.
Corrado Clini ha ricordato che in Cina si costruiscono grandi sistemi infrastrutturali in pochissimo tempo (il ponte per porto di Nimbo in 5 anni), mentre da noi non bastano i decenni per opere anche di nessun impatto ambientale. “C’è un problema - ha spiegato Clini - di percezione dei dati reali che riguarda la crisi delle istituzioni nazionali. Occorre una condivisione delle priorità nazionali e uno sforzo di recupero delle responsabilità.”
Il professor Paniccia, infine, ha concluso che solo con “concertazione, comunicazione e correlazione” è possibile mettere a punto una strategia di realizzazione.
Al dibattito è intervenuto anche Alessandro Beulcke del Nimby Forum secondo il quale le aziende che realizzano le grandi opere non si preoccupano abbastanza di attivare canali di comunicazione e di trasparenza verso i cittadini interessati. Le grandi aziende e le istituzioni dovrebbero investire di più nella comunicazione del progetto a monte proprio per prevenire le contestazioni basate su dati falsi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario