ultimora
Public Policy

Impossibile evitare i traumi

Aspettando il 2010

Il rischio più grosso, per il nostro paese, è che rimanga impantanato in una situazione di stallo

di Davide Giacalone - 04 dicembre 2009

Nei prossimi trenta giorni si decide l’assetto politico del futuro immediato, ma non esiste alcuna possibilità di affrontare senza traumi un già difficile 2010. E’ stato il ragionamento, assai per tempo, a farci vedere l’agitarsi delle urne, deve essere il ragionamento a guidarci, ora che i guasti politici si mostrano anche a chi non voglia vederli, frammisti a risentimenti personali e pressioni non disinteressate.

Si è parlato d’elezioni anticipate, con le smentite che somigliavano a conferme. Dopo una lettura istintiva, molti sono giunti alla conclusione che se Berlusconi le vuole il Presidente Napolitano, cui spetta sciogliere le Camere, le avversa. Troppo facile, e troppo pericoloso.

Berlusconi dispone già di una maggioranza parlamentare enorme, indebolita da divisioni interne che non saranno minori dopo eventuali elezioni anticipate, anche se dovesse cambiare le alleanze. Il fatto è che, ad un anno e mezzo dal voto, non solo non sono ancora state impostate le riforme strutturali (quindi anche istituzionali) di cui l’Italia ha bisogno, ma sarà sempre più difficile, visto che è ripartita la corrida giudiziaria e la maggioranza si decompone, a partire dai suoi fondatori. In queste condizioni, se l’anticipazione elettorale dovesse sfumare, comincerebbe un periodo di cannibalismo politico, che solo una sfrenata fantasia potrebbe confondere con la stabilità di cui la ripresa economica ha bisogno.

Il Presidente della Repubblica può opporsi allo scioglimento, ma a che prezzo? La stessa maggioranza con un diverso presidente del Consiglio è inimmaginabile. Una maggioranza diversa crea un enorme problema di legittimità, visto che le due Aule sono formate anche con un premio alla coalizione vincente, quindi si userebbe la Costituzione scritta contro quella vivente (quante volte avvertimmo del pericolo, quando si smanettava attorno alla legge elettorale!).

Comunque, una maggioranza diversa sarebbe assai più disomogenea dell’attuale, e, quindi, o destinata all’immobilismo o capace solamente di dare vita ad un governo commissariale, per poi andare a votare nel 2011. Già questo scenario è terribile, per il Quirinale. Ma deve sommarsi la carneficina giudiziaria, con una giustizia oramai bloccata e catatonica, ma procure pronte a colpire su tutti i fronti.

Non c’è possibile paragone con il 1992, perché oggi mancherebbero guida ed intelligenza politica, scagliando le accuse contro tutto e tutti, in attesa, tre lustri appresso, delle eventuali assoluzioni. Può, Napolitano, caricarsi la responsabilità di un simile scenario?

Veniamo alle forze politiche. Nel 2008 sono nati due partiti “unici”, che l’anno appresso sono morti. Ne è rimasto solo l’involucro, scassato anche quello. I fuggiaschi od i reprobi dei due partiti sono contrari alle elezioni anticipate, che li coglierebbero impreparati ed esposti a tutti i fuochi. Di Berlusconi si è detto.

La Lega potrebbe scambiare il voto anticipato con le regioni che le interessano. Casini potrebbe scegliere se consolidare la sua posizione terzista, raccogliendo i naufraghi del più bislacco bipolarismo mai vistosi, oppure tornare a bordo della nave berlusconiana, reclamando i gradi d’ammiraglio, non essendone l’armatore. E Bersani? Il voto anticipato gli permetterebbe di fare una gara elettorale senza l’ansia di vincerla, quindi senza il bisogno d’allearsi alla destra reazionaria e dipietrista, di puntare ad essere veramente il secondo partito, per giunta con un gruppo parlamentare controllato dalla nuova segreteria. Potrebbe puntare ad un Senato in bilico, quindi ad un ruolo politico effettivo. Il tutto mettendo le elezioni sul conto di Berlusconi. Non male.

Contro le elezioni, però, militano elementi assai forti, a cominciare dal tempo strettissimo e dall’ipocrisia collettiva, che impone a ciascuno di non dire quel che pensa o di dirlo in modo che non si capisca. Il rischio più grosso, per l’Italia, è di rimanere con le dita (o altro) nello stipite di una porta che non si varca e non si chiude, ma oscilla, avviando il più antico e dissennato dei costumi nazionali: la diluizione delle crisi. In questo caso, del resto, l’attuale governo imploderebbe e, sostituendolo, o rimpastandolo, si regolerebbero quegli stessi conti politici per evitare i quali ci si oppone alle elezioni. No, togliamoci dalla testa che si possa vivere il nuovo anno senza traumi. Si tratta solo di capire quale.

Pubblicato da Libero

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario