ultimora
Public Policy

L'invasione di capitali esteri in Italia

Arrivano i soldi

Dal 2008 sono passate in mani straniere 830 aziende italiane per un valore di 101 miliardi di euro. Bene o male?

di Enrico Cisnetto - 31 marzo 2014

A metterle in fila fa impressione: l’altro giorno nel giorno nel giro di pochi minuti la Consob ci ha informato che la Banca Centrale Cinese ha comprato oltre il 2% di Eni e di Enel, che la Norges Bank possiede l’1,9% di Fiat, che la società di investimenti americana Grantham Mayo van Otterloo detiene il 2,1% di Bpm e che il fondo americano Invesco ha in portafoglio il 5,06% di Rcs. I capitali stranieri stanno invadendo l’Italia. Dal 2008 sono passate in mani straniere 830 aziende italiane più o meno celebri per un valore complessivo di 101 miliardi di euro, che arrivano a 115 se si calcolano anche le pmi.

La gran parte sono acquisizioni, come l’80% di OnlyItalia che è finito alla China Infrastructure Group. Altri sono solo investimenti borsistici. E non siamo i soli ad essere comprati. Nel 2013 gli americani hanno investito ben 126 miliardi di dollari (differenza fra acquisti e vendite) in azioni europee. In Italia, il più grande fondo finanziario del mondo, Blackrock, diventando il secondo azionista di Mps, Intesa e Unicredit, sembra aver sostituito le fondazioni nel capitale delle banche. Oltre ad avere quote importanti in Telecom, Cnh, Atlantia e Generali. Atro che la Mediobanca asso pigliatutto dei tempi di Cuccia. Per fortuna Blackrock, come dimostra lo studio in corso con la Cdp per incentivare i mini-bond per le pmi afflitte dal calo dell’11% dei prestiti bancari alle imprese negli ultimi 2 anni (-96 miliardi), pare essere “fondo di sistema”.

Bene o male? In altri tempi avrei risposto senza esitazione: pericoloso. Ma oggi non c’è più il capitalismo italiano da difendere non c’è più, e tanto vale che si diventi consapevolmente globali. Anzi, dobbiamo assolutamente sfruttare l’enorme liquidità che c’è in giro per il mondo e che cerca investimenti adeguati. Letta aveva lanciato “Destinazione Italia”, ma è rimasto uno slogan. Eppure il momento è propizio – Renzi ne sia consapevole – per impostare una strategia nazionale di attrazione di investimenti. Infatti, gli investitori internazionali, spaventati dalla precarietà politica e istituzionale dei paesi emergenti e dal rallentamento della loro crescita, con la complicità del programma di riduzione degli stimoli monetari della Fed, stanno tornando verso le più rassicuranti sponde del Vecchio Continente. Nel 2013 il saldo fra entrate ed uscite da fondi azionari e obbligazionari dei mercati emergenti è in negativo per 59 miliardi di dollari a fronte di un saldo positivo per l’Europa di 54.

Insomma, i soldi di tutto il mondo stanno arrivando in Italia proprio mentre l’Italia ha bisogno di soldi, visto anche l’ampio programma di privatizzazioni e di aumenti di capitale di molte banche. Di fronte ad una vera e propria inondazione di capitali esteri e di vendite noi, però, siamo senza nemmeno una scialuppa di salvataggio. Letta aveva previsto la creazione di un ente unico preposto a fare da tutor agli investitori stranieri, che non è stato creato.

Ora, governo nuovo vecchi vizi, le deleghe per l’attrazione degli investimenti, che rientrerebbero nelle competenza del Mise, non sono ancora state formalizzate e, anzi, proprio non si sa che fine abbiano fatto. Con il risultato che mentre gli ospiti arrivano, noi siamo ancora in pigiama. Renzi, tra una photo opportunity con Obama e due ore da Mentana, potresti formalizzare le deleghe operative al Mise, please? (twitter @ecisnetto)

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario