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Fate un passo avanti per salvare il paese

Appello ai congressisti dell’Udc

Occorre un cambiamento del sistema elettorale e una rigenerazione delle istituzioni

di Società Aperta - 01 luglio 2005

Cari Amici dell’Udc,

al di là dei tradizionali (ma sentiti) auguri di buon lavoro per il vostro Congresso, noi di Società Aperta vorremmo lanciarvi un pressante appello: fate un passo oltre. Fate quel passo che è richiesto per sollevare il Paese dal pantano in cui sta affondando.

Il deficit per l’anno in corso si avvia verso un passivo tendenziale del 4%; il sistema produttivo non riesce più a tenere il passo della concorrenza internazionale. Di fronte a questo disastro, la politica si avvita sempre più su se stessa. Sia da sinistra che da destra non si è finora riusciti a fare nulla a causa della forma “bastarda” che il bipolarismo ha assunto nella sua versione italiota. Un bipolarismo che mette insieme forze politiche troppo differenti, che riescono sì a vincere le elezioni, ma poi non sono in grado di governare.

Bisogna trovare una via d’uscita. Abbiamo apprezzato lo sforzo compiuto dall’Udc di aprire nel centro-destra un confronto su un “dopo” che stenta a nascere. Abbiamo capito che la crisi di governo che vi siete assunti la responsabilità di aprire dopo la Regionali non era un ritorno al passato, ne tantomeno una banale prova di forza, ma il sincero tentativo di dare all’ultima scorcio della legislatura una politica meno confusa e reticente. Bene, ma bisogna avere quel coraggio in più con cui guardare al 2006 in maniera anticonformista e libera. Sappiamo che alcuni di voi avevano sperato in un superamento per via naturale della leadership di Berlusconi. Ora sapete che il Cavaliere, dopo aver giocato con la vostra pazienza, ha spazzato via ogni speranza: sarà ancora lui il candidato premier per il centro-destra alle elezioni politiche. Ragione di più per guardare a quell’appuntamento con obiettivi diversi. Nell’interesse del Paese.

Lo sappiamo tutti che un minuto dopo la chiusura delle urne, la Seconda Repubblica non ci sarà più. Dunque deve iniziare – da subito – una riflessione seria su come far nascere la Terza Repubblica. Occorre un cambiamento del sistema elettorale e una rigenerazione delle istituzioni in grado di fornire alla classe politica gli strumenti per affrontare il declino del Paese.

La casa sta già bruciando. Più si perde tempo, più sarà difficile spegnere l’incendio.

Buon congresso,

Società Aperta

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario