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Verso il governo Letta

A'Nuttata

L’euro è ancora pericolante. In Ue si giocano nostri interessi vitali. Il credito scarseggia, le aziende chiudono e i disoccupati crescono. L’Italia non può attendere ancora.

di Davide Giacalone - 29 aprile 2013

L’allungarsi dei tempi non ha giovato al lavoro di Enrico Letta. Ora siamo alla stretta finale, che presenta difficoltà evidenti fin dal primo momento. Avrebbe fatto meglio a chiudere subito, sfruttando il peso del Colle e delle paure di cui Pd e Pdl sono preda. La notte appena trascorsa non è stata serena, lasciando presagire la possibilità dell’insuccesso. Sarebbe grave, perché ne deriverebbe la sgradevole sensazione che i cittadini sono consapevoli dei rischi che corre l’Italia, ma non chi dovrebbe governarla.

Qualsiasi cosa succeda, nessuno racconti la bubbola che i problemi sono sorti sul programma. Le cose da farsi sono non solo evidenti, ma largamente condivise. In molti hanno fatto riferimento al lavoro svolto dai dieci saggi, nominati da Giorgio Napolitano quando gli è stato chiaro che non sarebbe riuscito a far giurare un nuovo governo. Di quel lavoro parla bene chi non lo ha letto, ma neanche se ne può parlare male. E’ stato un modo per prendere tempo. Purtroppo anche perso. Ciò non toglie che il bisogno delle riforme istituzionali, del sistema elettorale e della diminuzione della pressione fiscale è consapevole chiunque sappia leggere e scrivere. No, non è quello il problema.

Diciamolo in modo piatto: il problema è che il Partito democratico non ha consentito la nascita di un governo Amato, che sarebbe stato a tutti gli effetti presidenziale, s’acconcia senza entusiasmo al governo Letta, che di quel partito è vice segretario e reggente, in quel governo vuole uomini propri, scelti secondo il criterio degli equilibri interni e delle correnti, ma vuole anche scegliere i ministri del centro destra, scartando tutti quelli che a loro creano imbarazzo politico. E’ una pretesa illogica e frutto di cattiva politica propagandistica. Il problema non è che gli altri accettino, ma che loro insistano. Così procedendo il governo nasce già in crisi. Ed è l’ultima cosa che possiamo permetterci.

L’euro è ancora pericolante. In Ue si giocano nostri interessi vitali. Il credito scarseggia, le aziende chiudono e i disoccupati crescono. L’Italia è forte e in grado di superare questa prova. Ma non possiamo permetterci un governo che nasca da tali miserrimi ragionamenti.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario