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Public Policy

Stop al finanziamento pubblico

Annunciazione

La notizia è stata data direttamente da Letta via twitter. Ma, al momento, neanche esiste il testo del disegno di legge, che poi comincerà il suo iter parlamentare.

di Davide Giacalone - 27 maggio 2013

L’annuncio è: stop al finanziamento dei partiti. In omaggio alla moda grillina ci saranno solo applausi (anche di chi sosteneva il contrario). In omaggio alla moda comunicativa la notizia è stata data direttamente dal presidente del Consiglio, via twitter. Il fatto è che, se tutto va bene, si potrà scriverlo un’altra decina di volte, dato che, al momento, neanche esiste il testo del disegno di legge, che poi comincerà il suo iter parlamentare. E se qualche cosa va storto l’annuncio odierno sarà un tradimento domani. Come, del resto, nell’accordo generale, già si tradì il responso di un referendum.

Il “costo della politica” è un tema serio, che sarebbe colpevole sottovalutare. Quel passo andava fatto, anche se è solo accennato. Ma i costi sono prima di tutto quelli di un’invasiva presenza di società e nomine pubbliche. Come anche di un’asfissiante esuberanza di legislazioni concorrenti fra di loro e burocrazie non coordinate. Una foresta da disboscare. Che al momento rimane intatta. Il costo diretto calerà (se calerà) di poco, ma con alto valore simbolico. Quello indiretto rimane intatto, con alto potenziale devastante.

La brutta impressione è che la politica sappia parlare solo di sé stessa, considerando la realtà un disturbo, un ostacolo al libero dispiegarsi del gioco degli schieramenti. Questa sgradevole sensazione ci resta anche alla vigilia dall’appuntamento amministrativo. La chiamata agli elettori è fatta in gran parte sulla base dell’appartenenza o del rifiuto, senza che si sia entrati nel merito di tante questioni. Certo, colpevoli anche i giornalisti, che trascurano la concretezza per strillare solo le parole politiciste. Ma in nessuna delle città che eleggeranno domenica il loro sindaco e il consiglio comunale abbiamo sentito pensieri forti sull’identità urbana e sul suo futuro. Sull’idea che s’intende realizzare. In alcune città, addirittura, pure i candidati nelle liste civiche sono gli stessi della volta scorsa.

Non basta esserne stufi, si deve essere capaci di rompere con la logica del rifiuto e dell’appartenenza. Tocca a ciascuno di noi farlo. Il che significa votare avendo in mente gli interessi propri e quelli della città. Il candidato migliore è quello che si ritiene possa mettersi subito al lavoro, in questo senso. Va bene anche il meno peggio.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario