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La difficile scommessa della “destra”

Annacquarsi senza perdersi?

Tutti i fari accesi sull’imminente scioglimento di AN

di Elio Di Caprio - 20 marzo 2009

Polo escluso o polo incluso o polo che ora si autoesclude? Tutti i fari sono accesi sull’imminente scioglimento di AN, ex MSI. Un’analoga attenzione non viene riservata all’altra componente, quella egemone di Forza Italia, il partito vincente che ha preso l’iniziativa della fusione nel PDL con una tempestività elettorale sorprendente. Quello che fino all’epoca pre- tangentopoli era il polo escluso, il vecchio MSI, è diventato con gli anni il polo incluso, è uscito dalla riserva indiana in cui l’aveva confinato l’arco costituzionale inventato da Ciriaco De Mita. Un partito che esce dal ghetto in cui era stato confinato da una lunga “damnatio mamoriae” ( del fascismo) per andare al potere in pochi mesi o pochi anni, è stato sicuramente un evento straordinario, quasi scandaloso, per la politica italiana.

E’ stato una componente essenziale della strategia di Silvio Berlusconi che, nel ’93, non dimentichiamolo, chiamò a raccolta nella sua coalizione proprio i due partiti antisistema di allora, il vecchio MSI e la nuova Lega, entrambi beneficiari dell’insofferenza popolare per un “regime” di cui si voleva fare tabula rasa. Ora è tutt’altra cosa. Mentre AN e Lega si fanno concorrenza a chi è o appare più di destra – ma il Cavaliere riesce talvolta a superarli tutti - il Premier non si lascia scappare occasione per contestare proprio la tabula rasa dei vecchi partiti della “Prima Repubblica”, spazzati via dalla mannaia di una magistratura politicizzata che, a suo dire, ancora imperversa.

Si salvò allora e per poco tempo solo, il partito comunista grazie al suo insediamento socio- culturale, alla sua forza organizzativa, al retroterra di potere sindacale e locale che gli ex DS ancora in parte mantengono. In quella sorta di “8 settembre” degli anni 92-93 in cui tutto crolla improvvisamente e mancano nuovi punti di riferimento, il qualunquismo moralizzatore di allora non riuscì a fare tante distinzioni tra vecchio e nuovo. Era più forte l’ansia di liberarsi del primo quarantennio repubblicano in qualunque modo, ma poi sono prevalsi come sempre i compromessi e la tradizionale diffidenza degli italiani ( gli italiani sono sempre gli altri…) per i tagli netti e definitivi con le epoche passate. Questa “saggia” ambiguità era stata riscontrata anche nel passaggio ben più traumatico dal fascismo al post fascismo dopo una guerra perduta.

Solo che questa volta il sistema di potere si era sciolto per auto consunzione, addirittura in ritardo rispetto all’incombente cambiamento d’epoca. Sembrerebbe una contraddizione il fatto che nell’era post industriale e post democristiana si sia tornati al vecchio, almeno per quanto riguarda il MSI del ghetto che per 45 anni aveva mantenuto pressocchè intatte le sue suggestioni intergenerazionali, le sue rivendicazioni delle ragioni dei vinti, le sue parole d’ordine di Dio Patria e Famiglia fatte ora proprie dall’ultimo arrivato, il ministro Giulio Tremonti. Se è successo ci sarà pure una ragione, al di là della corsa di tutti i vecchi partiti, dal MSI al PCI, alla DC a cambiare i connotati formali per poter agire nel nuovo agone politico.

Nessuna meraviglia dunque per il confuso riemergere di una tentazione di destra, già preconizzata dall’imprevisto successo territoriale della Lega.

Ed ora che fare delle vecchie tradizioni o dei valori propri della destra quando la parola destra ha pieno diritto di cittadinanza ma allo stesso tempo non ha una sua specificità nell’epoca liquida che attraversiamo? Adeguarsi senza essere travolti, oggi dal berlusconismo e domani magari dal “finismo”? E’ qui forse la ragione vera dei malumori e delle riserve che si agitano in AN alla vigilia della fusione con Forza Italia, analoghe in qualche modo a quelle dei DS prima di confluire nel Partito Democratico.

Stando al potere AN deve fare delle scelte e le sue tradizioni di riferimento che servivano quando era in opposizione permanente, ora aiutano tanto poco da costringerla a rimettersi al capo carismatico di turno, prima Fini, ora Berlusconi, domani chissà. Come potrà mai barcamenarsi la componente ex AN nella scelta tra radici cattoliche e cristiane e un laicismo moderno in cui dovrebbe prevalere invece l’autonomia dell’individuo? Cosa potrà dire di nuovo che non abbia già detto Giulio Tremonti- quello che secondo Fini non capisce nulla di politica- nella contesa ora riemersa tra libero mercato e tentazioni stataliste? Come potrà abiurare la riforma presidenzialista solo per timore che Berlusconi possa un domani essere eletto Capo dello Stato?

Come potrà bilanciare l’integrazione con gli immigrati di cui abbiamo bisogno con le esigenze della sicurezza, senza farsi sorpassare dalla Lega? E’ sorprendente che sia la sinistra più che la destra ad interrogarsi sull’esigenza che la società italiana ritrovi un profilo adeguato di convivenza e una coscienza collettiva per fini comuni.

Proprio in questi giorni un vecchio comunista come Alfredo Reichlin sull’Unità scrive, con accenti che una volta si sarebbero detti di destra, dell’Italia come un Paese senza Nazione. Secondo Reichlin dovrebbe essere il partito democratico ad indicare all’Italia un “nuovo orizzonte entro il quale la sua unità nazionale, la sua cultura millenaria, il suo “genio” possano farsi valere come essenziali in una nuova e diversa struttura del mondo”. Di genio italico non si parlava dal tempo del fascismo e neppure AN aveva mai osato tanto... Addirittura Reichlin parla della resurrezione di Napoli come città d’avanguardia di una potenza europea, l’Italia, che per ragioni storiche si è sempre proiettata nel Mediterraneo…

Se da sinistra non si parla più di lotta di classe, Reichlin si preoccupa di un Paese senza Nazione così come sull’altro fronte Tremonti si lamenta di un Paese senza Stato, quale è il nuovo messaggio che viene dalla “destra” tradizionale in tempi che si preannunciano di grandi cambiamenti? Nessuno.

Finora sono prevalsi un certo eclettismo degli ex AN, l’ostentazione dei distinguo da Forza Italia, gli immancabili “a solo” di Gianfranco Fini , ma nulla più. Troppo poco per essere in grado di apportare un contributo originale al PDL, sia pure da posizioni minoritarie. Ci aspettiamo altre fibrillazioni e altre correzioni di tiro, ma serviranno ancor meno in futuro se a tirare la volata sarà sempre Silvio Berlusconi.

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