ultimora
Public Policy

Le elezioni tedesche suggeriscono cose interessanti

Ancora una volta Germania docet

Il treno ha fischiato. Non ci resta che sperare che l’Italia non stia a guardare

di Davide Giacalone - 29 settembre 2009

I tedeschi hanno preferito Angela Merkel, forse sperando che sia in grado di fare quel che durante la campagna elettorale non ha potuto dire, ed hanno punito i socialdemocratici, sospettando che stessero dicendo quel che non avrebbero potuto fare. Le elezioni tedesche, comunque, suggeriscono cose interessanti anche a noi italiani, mostrando un mondo politico assai diverso dal nostro.

La Merkel vince, ma perde voti. I socialdemocratici perdono sia i voti (tanti) che le elezioni. Ma nessuno dei due ha, nel corso della campagna elettorale, denunciato l’alleanza che li univa, né ha fatto cadere il governo in anticipo, per distinguersi e calamitare il dissenso. Giù il cappello davanti ai socialdemocratici, quindi, che pagano anche gli eccessi filo russi del loro ultimo cancelliere, Schroeder.

Parlando solo di questi due partiti, però, si può indurre l’impressione che il sistema tedesco sia bipolare, cosa che è del tutto falsa: i liberali della Fdb, a questo giro i soli indubbiamente vittoriosi, sono determinanti.

Lo sono già stati in passato, nel far passare il governo dalle mani della Cdu a quelle della Spd, dai democristiani ai socialdemocratici, non a caso tenendo nelle loro il ministero degli esteri, a garanzia che il Paese non avrebbe cambiato rotta. Quando entrarono in crisi il loro posto (dal punto di vista del peso elettorale) fu preso dai verdi, che poi si dissolsero fra estremismi, suicidi e cambi di casacca. Finita quella stagione, i liberali riprendono la vecchia funzione.

Il sistema, né maggioritario né bipolare, si regge sui partiti politici. E’ vero che la Merkel perde voti, ma è sicuro che potrà governare, per due ragioni: il suo partito non è l’accozzaglia di quelli che sono contro i socialdemocratici (e la stessa cosa vale per questi ultimi), sicché, come capita da noi, una volta vinte le elezioni non sanno stare assieme; e l’alleanza con i liberali, in preparazione, una volta fatta non potrà essere rotta che una sola volta, senza mai tornare indietro, perché, altrimenti, gli elettori punirebbero chi ha scambiato il Parlamento per una specie di suk.

Nel 2005 la Merkel prese più voti, su posizioni marcatamente liberiste, chiedendo riforme, proponendo meno Stato e meno tasse. Questa volta non ha potuto ripescare quel programma, per la banale ragione che al governo c’è di già e la crisi chiede d’essere assecondata con mano ferma e coerente, oltre che con l’intervento pubblico.

I risultati elettorali sono eloquenti: la Cdu resta il partito di maggioranza relativa, ma il futuro alleato sarà assai più vicino al programma democristiano del 2005. Forse, davvero, la Merkel farà quel che non ha potuto dire. Se noi italiani resteremo a guardare, sarà come salutare un treno che parte, e non torna più indietro.

Pubblicato da Il Tempo

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario