ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Analizziamo la direttiva Bolkestein

Contro cosa hanno manifestato sabato 15 ottobre

Analizziamo la direttiva Bolkestein

Una spiegazione didascalica del programma di riforma del mercato interno europea

di Paolo Bozzacchi e Antonio Picasso - 18 ottobre 2005

Diecimila persone per “una direttiva liberticida”, o “un obbrobrio burocratico”. Dipende da quale striscione si leggesse. Sabato 15 ottobre, si è svolta a Roma la manifestazione contro la direttiva europea sulla liberalizzazione del mercato del lavoro, di cui è autore l’ex commissario Ue al Mercato interno, Frits Bolkestein. Tuttavia, una dimostrazione di piazza – alla quale hanno preso parte i centri sociali, Disobbedienti, Arci, Cobas, Verdi, Sole che Ride, Flc-Cgil e altre sigle pacifiste – passata in sordina, per la contingenza con le primarie.

Presentata nel gennaio del 2004, dall’allora commissario Bolkestein, della commissione Prodi, la proposta di legislazione europea sulla liberalizzazione dei servizi è stata da sempre bersaglio di polemiche e critiche. Tanto da diventare uno dei principali motivi del ‘no’ francese alla costituzione europea nel maggio scorso. E, al momento, è in attesa di un voto, da parte della Commissione mercato interno, previsto per il 22 novembre. La normativa si propone di realizzare un mercato in cui i servizi, che rappresentano il 70% delle attività economiche europee, possano liberamente circolare all’interno dell’Ue come già accade nel mercato delle merci. Questo secondo il principio del riconoscimento reciproco, per il quale un’impresa può fornire un servizio in un altro Paese Ue, se quel servizio è legale nel suo Paese di origine, senza che prima siano state armonizzate le legislazioni dei 25 Stati membri. Ecco la paura dell’idraulico polacco o dell’infermiera lituana, resi celebri dai manifesti francesi contrari alla costituzione. Tuttavia, in primo luogo ci sono numerose deroghe a questo principio che coprono quasi tutte le aree “sensibili” delle politiche regolatorie dei Paesi membri. Per esempio le politiche sociali, urbanistiche, ambientali e quelle del lavoro, le qualifiche professionali, l’erogazione dei servizi pubblici e sanitari. Il principio è volto soprattutto a eliminare differenze nelle procedure e nei requisiti amministrativi per la creazione d’imprese. A facilitare notevolmente l’offerta di servizi transfrontalieri, in particolare per le piccole e medie imprese. La direttiva Bolkestein, quindi, non riguarda i salari minimi, per i quali si è manifestato sabato, invece. Scopo ultimo della direttiva, infine, è l’applicazione di una scelta sui servizi, per migliorarne la qualità e ridurne i prezzi i favore di consumatori e fruitori. Nel campo d’applicazione della direttiva, rientrano le professioni regolamentate, quindi medici, avvocati e consulenti fiscali. Su questo fronte, la direttiva apre la via alla prestazione di servizi transfrontalieri da parte dei liberi professionisti secondo le regole del Paese d’origine. Un avvocato inglese potrebbe, quindi, difendere una causa in Italia, senza la necessità di essere iscritto al nostro albo nazionale e nemmeno senza aprire uno studio sul territorio italiano.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario