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Crisi economica

Altro che luce

La recessione si attenua ma la ripresa è ancora lontana. E' ora di agire sui consumi e sull'offerta

di Enrico Cisnetto - 09 novembre 2012

Luce in fondo al tunnel? Sarà che sono orbo, ma fatico a vederla. È vero che l’Istat ci ha appena detto che quest’anno la riduzione del pil sarà “solo” del 2,3%, portando a sette punti e mezzo il saldo negativo della ricchezza degli ultimi cinque anni, mentre le attese erano per una caduta da tre a sette decimi di punto in più. Ma per il 2013, “nonostante l’attenuazione degli impulsi sfavorevoli ed un moderato recupero dell’attività economica nel secondo semestre”, la variazione media annua resterà comunque (-0,5%). Dunque, nessuna ripresa alle viste, ma solo un’attenuazione della recessione.

Non solo. Sempre l’istituto guidato dall’ottimo Giovannini ci dice che la spesa privata per consumi dovrebbe registrare quest’anno una contrazione del 3,2% (per Confcommercio è già -2,7% nei primi nove mesi) e dello 0,7% l’anno prossimo, cioè qualcosa in più della contrazione del pil. Il che conferma un’inversione di tendenza rispetto alla crisi del 2008-2009: in quella fase, probabilmente nella (infondata) ipotesi che si trattasse di qualcosa di passeggero, gli italiani reagirono con una maggiore tendenza a consumare (la contrazione fu nettamente più bassa di quella del pil) e una minore a risparmiare. Ora, invece, avviene il contrario, tanto che il tasso di risparmio è sceso all’8% e la quota di famiglie in difficoltà ha raggiunto il massimo storico. Dato leggibile anche con la curva della disoccupazione: fino a qualche mese fa la caduta dell’occupazione è stata minore di quella della produzione, adesso il trend si è invertito tanto che l’Istat prevede un “rilevante incremento” del tasso di disoccupazione sia per quest’anno, al 10,6%, sia per il 2013 (raggiungerebbe l’11,4%) nonostante che la recessione sia destinata ad attenuarsi.

Dunque, se il quadro congiunturale – ufficiale, peraltro – è questo, non si capisce come ci possa essere luce in fondo a questo stramaledetto tunnel. Sia chiaro, spero ardentemente di sbagliarmi. Ma vedo difficile, in un contesto del genere, che si possa evitare di considerare strutturale il problema della domanda interna – la cui caduta è misurabile dalla pesante contrazione delle importazioni – considerato che la quota di pil legata alle esportazioni (meno di un quarto) va comunque bene e che, a parità di struttura dell’offerta – e dunque con le caratteristiche che ha il nostro sistema produttivo – non può aumentare ulteriormente. Anzi, un minimo di ripresa non potrebbe che far aumentare l’import e quindi la domanda estera netta (data dalla differenza tra aumento di export e aumento di import) non potrà che risultare meno significativa.

Allora è del tutto evidente che per vedere davvero la luce – e riaccendere quella della fiducia, scesa sotto il lumicino – occorre agire sul doppio fronte dei consumi, sia finali che intermedi, e della ridefinizione dell’offerta. Ho già scritto in questa sede, qualche settimana fa, che quest’ultimo è per noi il problema dei problemi. Ed è riassumibile nella duplice necessità di aumentare il volume e la qualità degli investimenti produttivi e infrastrutturali, sospingendoli verso settori ed aree di nuovo sviluppo, e nello stesso tempo di salvaguardia del già molto depauperato patrimonio produttivo e terziario che abbiamo. Ora provo a rileggere quella riflessione alla luce di una polemica, davvero assurda, intorno al ruolo della Cassa depositi e Prestiti. Si dice: usa il denaro dei risparmiatori (postali) per diventare la nuova Iri. Magari, mi viene da rispondere.

È davvero singolare che quei media e quella parte di opinione pubblica pronti amanti della piazza e dei manifestanti che la frequentano s’indignino di fronte ad eventuali investimenti pubblici. Chi può fare scelte industriali tali da rinnovare il nostro vecchio e obsoleto apparato produttivo tutto rivolto al mercato interno e nello stesso rilanciare l’economia e generare posti di lavoro? Babbo Natale? Se Cdp finanzia Carnival che gira commesse a Fincantieri (la stessa società che se invece lascia gli operai a casa è oggetto degli strali mediatici di chi “ascolta” la piazza sindacalizzata) fa assistenzialismo? E se con il Fondo Strategico interviene su Ansaldo Energia, difende la vituperata italianità di un’azienda (e con essa una filiera) strategica? E se indirizza il credito alle Pmi e sostiene l’export, usa a sproposito il risparmio postale? Torneremo su questo argomento, ma sia chiara fin d’ora una cosa: Cdp è l’ultimo treno che abbiamo per creare le condizioni della ripresa, sia aiutando l’esistente che promuovendo il nuovo. Se lo perdiamo, questo treno, il capitalismo privato e il sistema bancario non ce la faranno, da soli. È bene esserne consapevoli.

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