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Il governo Prodi e Mastella

Alle urne o nell'urna

Salviamo il salvabile, fermiamo l'agonia della Seconda Repubblica

di Davide Giacalone - 21 gennaio 2008

Da destra e sinistra s’applaude Mastella. E’ la concordia dell’impotenza. Prodi ne attende il ritorno, per rimetterlo assieme a quelli che gli inquisiti li volevano civilmente morti. Invece Mastella ha fatto male il ministro, le dimissioni sono il minimo. A questo punto, non esiste altro serio sbocco che le elezioni anticipate.

La plaudente concordia, che ha accompagnato l’uscita di un ministro incapace di fare in un anno e mezzo quel che ha detto da sconfitto, può far credere che esista lo spazio, in questa legislatura, per uno sforzo riformatore. Non è così. Nelle stesse ore la Corte Costituzionale, dissipando molte diffidenze (comprese le mie), o intuendo i pericoli di una diversa condotta, ha ammesso i tre quesiti referendari sul sistema elettorale. In via teorica esiste lo spazio tecnico per non convocare i referendum, riformando la legge. In via pratica e politica sarebbe un suicidio, perché lo scopo dei referendum è quello di creare un maggioritario secco e chiaro, nel quale il partito (non la coalizione) che prende un voto più degli altri conquista la maggioranza assoluta degli eletti e governa, da solo. Anche una tale norma può essere aggirata e, in generale, non esiste alcun sistema elettorale capace di rendere seria e coerente una politica che non lo sia di suo. Ma, comunque, l’approdo sarebbe maggioritario. Il trucco di cancellare l’appuntamento referendario cancellando la legge, e approvandone una che non va nella stessa direzione, è già funambolico di suo, diventa irrealizzabile per una classe politica la cui credibilità precipita a vista d’occhio. Napolitano può incaponirsi, ma otterrà solo l’avanzare della decomposizione.

I guasti di questa legislatura li vedemmo fin dall’inizio, indovinandone l’esito. Prolungandola si finirà con il distruggere quel che di promettente è emerso, compreso l’ancora fumoso disegno del partito democratico. Meglio far tesoro dell’esperienza, impostare le cose in modo che, nella prossima legislatura, l’applauso della consapevolezza serva ad aprire e non a chiudere una nuova stagione, adoperandosi affinché, anche con l’attuale sistema, non si sia condannati alla falsa stabilità del non governo. Salviamo il salvabile, chiudiamo la seconda Repubblica del bipolarismo taroccato, fermiamone l’agonia. Meglio le urne dell’urna.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di lunedì 21 gennaio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario