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Nuovi scenari geopolitici?

All'armi

L'euro sta saltando, se già non lo ha fatto

di Davide Giacalone - 26 novembre 2011

L’euro sta saltando, forse è già saltato. Non riusciamo a razionalizzarlo, non riusciamo a dirlo in maniera compiuta, perché ciò va contro l’alfabeto politico degli scorsi sessantacinque anni, ma sta accadendo. Il che impone di parlare di armi. Di alleanze e forze militari. Capisco che può sembrare il discorso di un forsennato, ma gli equilibri di forza non sono mica solo economici e, per di più, allontanandoci dalla seconda guerra mondiale vedo al potere una generazione che sembra non avere imparato la lezione, sicché crede che il non calcare il terreno dello scontro armato assicuri di per sé di non rivivere incubi del passato. Se la posizione del governo tedesco non viene avversata e modificata, se la promessa di revisione dei trattati, quindi di maggiore integrazione fiscale e consegna alla Bce dei poteri tipici di una banca centrale, non s’accompagna a interventi immediati che portino alla federalizzazione dei debiti sovrani, l’euro passa agli archivi. Con l’euro va in malora l’Unione europea e si dissolve quell’idea, quel comune destino cui la cultura democratica pensò nel mentre il continente era ancora dilaniato dagli eserciti. Molti credono, specialmente qui da noi, che i tedeschi abbiano molte ragioni, siano stati rigorosi e, giustamente, non intendono pagare per gli errori altrui, compresi i nostri (che ci sono). Sbagliato, i tedeschi hanno più di ogni altro tratto benefici dall’euro. Non solo hanno potuto riunificarsi e pagare i costi dell’operazione (allora era a loro chiaro che dovevano all’Europa questo passaggio storico), ma i dodici anni di euro hanno assicurato una stabilità monetaria superiore e un tasso d’inflazione inferiore ai dodici anni precedenti la sua adozione, quando con il marco forte la Germania era in crisi. C’è di più: quando Francia e Germania violarono i parametri di stabilità chiesero e ottennero di non subire sanzioni.

I cardini di questo grande successo, che è stato un successo europeo, perché la riunificazione tedesca fu la sutura di una ferita anche nostra, erano due: a. la forza delle istituzioni dell’Unione, il suo destino certo; b. l’essere inseriti dentro la Nato, organizzazione militare di difesa che, finita la guerra fredda, poté accogliere la Russia (Pratica di Mare, 2002, un successo del nostro governo). La Nato ha, di recente, condotto diverse guerre, su mandato (non sempre chiarissimo e lineare) dell’Onu. Noi abbiamo partecipato, con competenza e sacrifici umani, i tedeschi no, hanno solo pagato. Cosa succede nel momento in cui i tedeschi mostrano d’intendere l’Unione monetaria come un luogo dal quale trarre benefici ma cui non posporre alcuno dei loro interessi nazionali? Posto che hanno fatto un eccellente lavoro di ristrutturazione industriale e stipulato accordi fondamentali con i russi, per l’approvigionamento energetico (due cose che devono a Gerhard Schroder), cosa succede se alla tradizionale tentazione del dominio territoriale si sostituisce quella del dominio economico, anche nella versione dello svincolo rispetto alle debolezze dell’Unione, divenendo piattaforma logistica e produttiva con aspirazioni globali? I nostri giornali possono pure continuare a dedicarsi al folklore degli inviti a tavola, festeggiando la riammissione al desco, ma alla Casa Bianca, forse, si dedicano a cose meno amene.

Il presidente francese è stato arrogante e stupido, nei confronti dell’Italia, ma già una volta dimostrammo quanto sia conveniente non restituire le testate. I francesi hanno pensato di salvare le proprie banche mettendosi al vento dei tedeschi, con il risultato che sono alla vigilia del naufragio. Questa consapevolezza, se, l’avessero, ce li restituirebbe quali alleati. Mi hanno molto colpito le parole di un grande tedesco, Helmut Schmidt, già cancelliere socialdemocratico e nonno dell’euro (definizione sua), pronunciate in occasione del saluto a Jean-Claude Trichet: ha ringraziato chi ha aiutato i tedeschi e contribuito a costruire l’Unione, inserendo fra i benemeriti Charles de Gaulle. Il generale della force de frappe, il deterrente nucleare con cui affermò il ruolo autonomo rispetto alle grandi potenze (ricordo che Germania e Italia non possono disporne, essendo sconfitte nella seconda guerra mondiale). Parole sagge. Un discorso che andrebbe pubblicato e letto per intero. Se salta l’euro si deve parlare di armi. Non per usarle, ma per ricordare ai tedeschi che non ci sono solo le elezioni loro, ma anche la geopolitica e un mondo nel quale, da soli, vanno al macello.

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