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È ora di fare i conti con la realtà

Alla sinistra, tocca il dovere di cambiare

Chiuse le urne amministrative, alla maggioranza tocca il dovere di mettere mano alle riforme

di Davide Giacalone - 31 marzo 2010

Ingannare gli altri è da imbroglioni, ma ingannare se stessi è da matti. Non rende onore alla sinistra il tentativo, per il vero puerile, di non ammettere la vittoria del centro destra, anche perché i numeri, a cominciare da quelli del Lazio, forniscono indicazioni molto chiare, rispetto alle quali non serve a nulla cincischiare. La lista di Renata Polverini, complice l’assenza di quella Pdl, nella provincia di Roma, ha preso più voti dell’intero Partito Democratico, mentre la lista di Emma Bonino ha preso meno voti dell’ultima delle liste che hanno conquistato seggi, nel centro destra: il 26,33 contro il 3,30%. Significa, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il candidato della sinistra era sgradito agli elettori di sinistra.

E non basta, perché quando sono arrivati i dati dell’astensione, e Roma era la provincia con il tasso più alto, tutti (dico tutti, noi compresi) hanno pensato che ciò fosse dovuto agli elettori di centro destra, che non avevano trovato la loro lista sulla scheda, invece le cose sono andate diversamente, e credo che molti voti mancanti siano del centro sinistra, negati da elettori disgustati per il modo in cui era stato gestito, dalla sinistra, il pasticcio dell’ufficio elettorale. Noi, da queste colonne, avevamo suggerito una condotta diversa, consigliando la sinistra, e i radicali, d’essere meno latranti, di sfruttare il vantaggio dato dall’episodio, ma di battersi per la riammissione. Hanno scelto una via diversa, ed hanno pagato.

Consigliamo, adesso, di fare i conti con la realtà. Quando sento dire che, in Piemonte, Mercedes Bresso ha perso a causa di Beppe Grillo mi domando se ci fanno o ci sono. La Bresso è stata una buona amministratrice, il che aumenta il peso della sconfitta. Capitanava una coalizione modello Ulivo, dentro la quale c’erano tutti. Ha perso perché i piemontesi hanno votato contro la sinistra, e quelli che hanno votato Grillo lo hanno fatto per quella ragione. E il centro destra ha vinto portando alla presidenza un candidato leghista, Roberto Cota, che non correva in Veneto o in Lombardia, bensì fuori dal normale terreno verde. Quindi, tirate le somme, è una legnata terrificante. Pier Luigi Bersani fa malissimo a sostenere che se non ci fosse stato Grillo avrebbero vinto, perché, oltre a dire una cosa indimostrabile e poco sensata, dà l’impressione di fare il gioco delle tre carte.

Quale sarebbe, il rimedio, arruolare anche Grillo, come hanno arruolato Di Pietro? Ma sì, arruolino tutti, magari anche gli avversari (che non sarebbe una novità, visto che un tempo si allearono con la Lega), e se perderanno ancora diano la colpa agli dei. Sfugge loro un particolare: capi politici che non sanno assumersi il peso delle sconfitte dimostrano d’essere gregari. E gregari senza un capo sono gitanti in bicicletta.

Semmai è il centro destra che ha perso una regione per avere scelto male il candidato, perché la maggioranza degli elettori, in Puglia, non è affatto vendoliana e di sinistra, ma l’altro fronte s’è diviso, regalando la vittoria ad un candidato che non era voluto neanche dal Pd.

Chiuse le urne amministrative, alla maggioranza tocca il dovere di mettere mano alle riforme vere e profonde, senza perdere tempo, per portare alle prossime politiche un consuntivo che meriti un premio. All’opposizione, alla sinistra, tocca il dovere di cambiare, per non sembrare gli eterni avanzi di quel che fu il partito comunista, con aggiunta di qualche democristiano, tocca darsi un programma che guardi al futuro, non che rimesti nel passato, per chiedere fiducia agli elettori. Al momento, la fiducia è più che negata, visto che perdono voti anche dove vincono.

Pubblicato da Il Tempo

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