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Quando la propaganda nasconde la realtà

Alla ricerca del nuovo che non c'e'

Non bastano due soli partiti a risolvere il problema della governabilità

di Elio Di Caprio - 14 febbraio 2008

Ne vedremo ancora delle belle fino al 14 aprile, tra programmi belli e impossibili, presunte novità sparate a raffica, candidature ad effetto, aggiustamenti dell"ultima ora per rimontare nei sondaggi elettorali che vengono quotidianamente sfornati. Si crede così di risvegliare un Paese intorpidito e sfiduciato che non crede più alle ricette miracolose. A contraddire chi perorava un confronto finalmente pragmatico sulle cose da fare, senza ideologie e senza amici-nemici è sopraggiunta la formazione catto-laica di Giuliano Ferrara che invita a votare e a dividersi non su tasse e salari, ma sui valori pre-politici della vita, a cominciare dall"aborto. C"era proprio bisogno nel 2008 di un nuovo Pannella di destra che si sveglia poco prima delle elezioni per dire la sua? A fronte della progressiva disgregazione del tessuto della società italiana, che data ormai da lungo tempo, si tenta all"ultimo momento di riaggregare quel tanto che è possibile attorno alle figure di Veltroni e Berlusconi, sperando così che il vento dell"anti politica si smorzi e si incanali nelle due candidature contrapposte. Ma tutto arriva in ritardo nella corsa propagandistica appena iniziata. Non per nulla c"è già una certa confusione.

Yes we can, sì ce la possiamo fare, è il motto di un centro sinistra in disarmo che cerca affannosamente di risalire la china dopo la bocciatura (non solo mediatica) del governo Prodi. Al punto in cui siamo sarebbe però più appropriato dire we could, potevamo e non l"abbiamo fatto, con riferimento ai tanti ritardi accumulati. Sarebbe un motto valido per tutti a sinistra come a destra. Non riguarda solo la riforma elettorale per cui si è perso un anno di tempo, o l"improvvisa “emergenza” dell"immondizia campana che dura da 14 anni, o l"incredibile ritardo con cui i sindacati si sono accorti che il potere d"acquisto da euro si è dimezzato per lavoratori dipendenti e pensionati.

Correre ai ripari e insieme costruire il nuovo è un compito impervio per qualunque partito o coalizione si accingerà prossimamente a governare. In queste condizioni la propaganda ci vuol far credere che bastano due grandi partiti a mettere tutto a posto. Chi potrà mai democraticamente lamentarsi se finalmente si può scegliere dove stare, a destra o a sinistra? E pazienza se dovremo subirci le intemperanze dei Mastella, dei Diliberto, dei Pannella, dei Pecoraro Scanio...

Il bipartitismo dell"alternanza che nelle maggiori democrazie europee è un fatto acquisito da tempo e non improvvisato, da noi è invece il prossimo punto di partenza per rimettere in moto il sistema Italia, ammesso che dalle prossime elezioni non esca un quadro più traballante di prima. Perchè questo ritardo nonostante Prima e Seconda Repubblica? Soprattutto per ragioni storiche, ma anche per precise responsabilità politiche di chi non ha saputo indirizzare il cambiamento al momento dovuto, sprecando tempo in commissioni bicamerali inutili o, peggio, in parziali riforme costituzionali che hanno peggiorato il funzionamento della macchina statale complessiva. Prima la democrazia bloccata per più di 40 anni in un Paese dipendente e di frontiera, come l"Italia, poi la travagliata e indipendente(?) fuoriuscita da un sistema corroso fin dalle fondamenta e dai costi non più sostenibili.

Ed ancora sulla scena è Silvio Berlusconi, il suadente “santone” che è vissuto di rendita sulle contraddizioni altrui. Prima grande imprenditore, poi grande stratega della politica, il Cavaliere sta ora diventando il grande statista, il demiurgo che realizza per conto di tutti le condizioni perchè si addivenga finalmente al bipartitismo perfetto che aspettavamo da più di 50 anni. O almeno è questa l"immagine che vuol dare di sè. Due partiti e basta. E" lui finalmente ( assieme a Walter Veltroni) il profeta della Terza Repubblica, quella vera e l"unica possibile.

Già si intravvede una certa assuefazione forzata ai nuovi scenari, si fa finta di credere che in casi estremi dietro l"angolo ci sia la Grande Coalizione PD-PDL per mettere tutti assieme a risolvere le emergenze che verranno. Ma come sarà mai possibile una Grande Coalizione se persino sulle cifre di base da cui dovrebbe partire qualunque scelta economica ci sono incertezze e disinformazioni, come insegna la caccia di questi giorni al “tesoretto” che nessuno sa se mai è esistito? Veramente c"è qualcuno che si illude che larghe intese Governo-opposizione riescano d"incanto a far decollare nuovi termovalizzatori per trattare l"immondizia o nuovi rigassificatori senza che gli enti locali si oppongano e fermino tutto?

Adesso ci dicono che non c"è bisogno di riforme costituzionali o di referendum se si possono ottenere gli stessi risultati di stabilità con il colpo d"ala di due forti aggregazioni, PD e PDL, che semplificano e mettono ai margini i fastidiosi e riottosi partitini che condizionano tutto. Magari fosse così. Ma non è così e ce ne renderemo presto conto.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario