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Dopo lo scandalo delle intercettazioni

Alla ricerca del garante perduto

Non è solo l'autorità per la privacy che non funziona, ma l'intero sistema delle authority

di Elio Di Caprio - 25 settembre 2006

Secondo Romano Prodi il Garante della privacy c"è, ma è come se non ci fosse: se non si fosse svegliato il governo ad emanare un decreto legge ad hoc saremmo ancora al punto di partenza con l"abuso delle intercettazioni telefoniche...
Ma il problema non riguarda solo le intercettazioni telefoniche illegali e perciò abusive dell"ignobile centrale d"ascolto di Telecom, ma anche quelle “legali” disposte in maniera esorbitante dall"Autorità Giudiziaria. Queste ultime possono considerarsi a buon diritto illecite, se non abusive, qualora siano svolte senza limiti precisi o se date sconsideratamente in pasto all"opinione pubblica attraverso giornali e televisioni.
Il Ministro dell"Interno, Giuliano Amato, aveva giustamente messo il dito sulla piaga già qualche mese fa quando accennò che bisognava in qualche modo spezzare il complice cortocircuito tra magistratura e giornalisti che spinge a rendere pubbliche conversazioni di carattere strettamente privato e di nessuna rilevanza penale. Poi non si fece nulla per rimediare a questa prassi da basso impero che continua a contaminare la vita collettiva, nessun intervento risolutivo venne posto in atto dalle Autorità di garanzia preposte.
Ci voleva la vicenda delle intercettazioni private di Telecom ( ma lo scandalo- bluff di Telecom Serbia aveva già rivelato qualcosa di marcio) per risvegliare finalmente lo spirito bypartisan di governo e opposizione che sono riusciti a concordare un primo decreto legge per togliere ogni valore legale alle intercettazioni non autorizzate. Probabilmente è stato un riflesso condizionato ad aver spinto quasi tutti i parlamentari ad erigere le prime difese a favore della nostra e della loro privacy. Se non altro in tal modo la classe politica evita il pericolo di essere posta a turno sotto processo dall"opinione pubblica per qualche incauta conversazione telefonica ancora più incautamente pubblicata. Si sa poi che la magistratura può procedere a sua discrezione sulla base di qualunque notizia di reato....
La violazione della privacy non riguarda solo personaggi illustri o di potere e le loro eventuali magagne, ma colpisce e solleva inquietudini nel cittadino comune che può essere spiato a sua insaputa dal “Grande Fratello” e trovare l"indomani le proprie conversazioni private spiattellate sui giornali. Ma in quale altro Paese europeo ciò può succedere?
Siamo giunti a questo punto nonostante in Italia esista e funzioni ( piuttosto male secondo Prodi) un"Authority preposta, il Garante della privacy, a protezione dei dati personali. Quello dell"Authority, se esercitato, è un compito spinoso e obbligatoriamente selettivo in tempi di minaccia terroristica come questi, quando le esigenze della privacy possono contrastare con quelle della sicurezza.
Il problema del rapporto sicurezza-privacy è comune a tutte le democrazie occidentali, ma solo da noi mancano livelli adeguati di protezione dell"ordinaria privacy individuale.
Di chi la colpa?
Anche su questo fronte inizia (ma presto finirà) il solito palleggio delle responsabilità tra Governo e Parlamento che accusano il Garante della Privacy di non essere intervenuto in tempo in una materia di sua competenza per prevenire o regolare, e le rimostranze opposte dello stesso Garante che contesta la mancanza di poteri effettivi e dei mezzi per esercitarli.
E" una “querelle” che paradossalmente oppone il Presidente del Consiglio a Stefano Rodota", primo presidente dell"Authority dal 1997 al 2005, all"attuale presidente Francesco Pizzetti, tutti dell"area di centrosinistra.
La realtà è che l"Italia si è riempita negli anni "90 di Authorities indipendenti di vario rango e funzioni, di garanzia, di vigilanza, di controllo, con la presunzione di seguire, sia pure in ritardo, il modello anglosassone di protezione neutrale del cittadino-consumatore, ma senza che venissero conferiti poteri netti e precisi alle nuove istituzioni. Persino la scelta dei componenti delle Autorità di Garanzia e Controllo più che seguire i criteri della competenza professionale, è sottoposta ad un accorto dosaggio interpartitico per non scontentare nessuno. Si può dire che la partitocrazia cacciata dalla porta è comodamente rientrata dalla finestra con gli stessi risultati di immobilismo, di inconcludenza, di inefficienza complessiva del sistema.
Ora è una delle principali Authority, quella della privacy, ad essere posta sul banco degli accusati per inefficienza e quindi la palla non può non tornare alla politica, alla capacità ultima di decidere e di intervenire dei poteri legislativo ed esecutivo. Se manca quest"ultimo anello tutto si risolve in un defatigante rapporto dialettico tra le varie Autorità indipendenti che incitano e proclamano ( così nessuno può accusarle di non aver visto in tempo) e i politici che registrano e fanno finta di recepire le indicazioni e le raccomandazioni delle medesime Autorità. Poi l"urgenza dei rimedi impone il ricorso al decreto legge con o senza il supporto specialistico dell" Autorità di settore. E" quanto è successo e potrà succedere ancora. Ma è anche la spia di un problema più vasto, finora trascurato o sottovalutato da tutti i governi.
Dopo poco più di un decennio dalla loro istituzione, si ritorna a parlare delle troppe Autorità, delle loro disfunzioni, dei rispettivi raggi d"azione spesso tra loro confliggenti o sovrapponibili. Governo e opposizione possono intendersi per una riforma complessiva delle Authorities, ma il presupposto è sempre quello che la politica sappia riappropriarsi dei suoi compiti di interprete degli interessi generali, al di là delle lobbies e dei partiti.

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