ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Alla ricerca del carisma perduto

Carisma o solo un format già al capolinea?

Alla ricerca del carisma perduto

Gli interrogativi sull’implosione possibile del berlusconismo

di Elio Di Caprio - 20 giugno 2011

Carisma perduto o carisma che non è mai esistito se non nelle analisi comode di chi non riesce a trovare altri motivi - sociologici, politici, o economici- alla parabola berlusconiana del resto non ancora terminata?

Sembra questo l’ interrogativo base per chi si accinge a interpretare e prevedere il dopo, il percorso del declino berlusconiano con o senza l’alleato leghista, a interrogarsi su quello che avverrà nel dopo-carisma e nel dopo-Berlusconi. Ma veramente di carisma si tratta, sia pure all’italiana, o non piuttosto di un’indubbia capacità seduttiva del Cavaliere unita ad una sorprendente capacità politica e di comunicazione che poco ha a che fare con il carisma vero e proprio? Il carisma classico è altra cosa, appartiene a chi sa spogliarsi del privato, interpreta lo spirito del suo tempo e perciò si guadagna il diritto di condurre avanti prima la “propria” fazione, il proprio partito, e poi un’intera comunità indicando mete raggiungibili o irraggiungibili e suscitando comunque nuove energie trascinatrici che possono anche sconfinare nell’irrazionale I paragoni con esperienze che sembrano analoghe ma non lo sono per contesti storici del tutto diversi, ad esempio con il post- fascismo, il post- peronismo o il post- gollismo, come molti analisti già fanno, non aiutano certo a capire o anticipare quello che avverrà, quello che rimarrà o si trasformerà dell’esperienza in corso, se si giungerà o meno allo smottamento complessivo di un sistema di potere che sicuramente è stato espressione di un cambiamento d’epoca ( ma con caratteri epocali ben poco convincenti) ma nel contempo ha lasciato inalterate molte delle vecchie logiche partitocratiche che sono via via degradate e degenerate in logiche di clan o di consorterie di affari o addirittura in logiche “ad personam”.

Lo storico Francois Furet, ex comunista, ha scritto anni fa un saggio sul comunismo intitolandolo al “ passato di un’illusione” Anche nel caso della confusa stagione politica che sembra stia per concludersi nella piccola Italia si può parlare- si parva licet- di un’illusione collettiva seguita da un disinganno certamente molto meno drammatico rispetto alle vicende del comunismo internazionale.

L’illusione, nel nostro caso, è stata quella che a un linguaggio finalmente semplificato della politica con l’indicazione di programmi concreti da attuare – è stato questo finora il vanto del sistema bipolare inaugurato dal Cavaliere dei video messaggi - dovessero conseguire e corrispondere fatti reali verificabili, decisioni decifrabili e veloci, promesse mantenute. Niente di tutto questo è avvenuto e non solo per le resistenze dei tanti interessi costituiti o per i labirinti burocratici che rendono immobile l’Italia da quasi due decenni. Certamente vanno messe in conto le traversie internazionali che hanno indebolito ( sembra una maledizione) l’operato dei governi del Cavaliere, dall’ attacco alle torri gemelle dell’11 settembre 2001, alla crisi finanziaria del 2008 per finire all’altolà di Fukushima ai programmi nucleari ed ora alla guerra in Libia.

Ma anche ammesso che tali vicende abbiano avuto un effetto preponderante, tanto peggiore è stato il risultato d’immagine di un Presidente del Consiglio costretto a rinunciare ai mirabolanti progetti annunciati in pompa magna sulla lavagna televisiva, a tamponare più che a riformare, a ripiegare e a difendersi sul versante della sua vita privata (?) per abitudini e costumi personali diventati il dileggio di tutti i mass media internazionali.

Quale impronta carismatica, al di là dei lasciti a cui ogni epoca dà luogo, può mai trasmettere un siffatto personaggio sempre più costretto a sviare l’attenzione pubblica dalle tante promesse campate in aria, ad utilizzare affannosamente tutti i diversivi propagandistici possibili che nulla possono nell’epoca di internet che mette impietosamente sotto scrutinio in tempo reale i vizi pubblici e privati dei potenti? Se manca l’ autorevolezza di base fatta di coerenza e credibilità neppure ci si può rifare per definire i tempi presenti all’immagine della democrazia autoritaria sbandierata fino a ieri da un’ opposizione disarmata che per anni ha cercato di spiegare che il berlusconismo è una nuova forma di fascismo, ovviamente all’italiana.

Ma poi ci sono altre ragioni più sostanziali, non solo economiche, che spiegano il quadro sfibrato e confuso che rischiamo di trovarci di fronte, la paura del vuoto che aleggia anche a sinistra, l’improbabile sfida diventata ormai “ a tu per tu” o a “tu per lei” tra il Presidente del Consiglio e i tanti tribuni- santoni riapparsi sulla scena dell’opposizione rediviva, dai Santoro, ai Grillo, ai Fazio, ai Saviano, ai Vendola, ai comici-guida e agli altri che presto seguiranno. Anch’ essi fanno parte di una stagione che sembra giunta al capolinea.

Si riaffaccia persino l’estremismo da operetta di chi, come Niki Vendola, annuncia entusiasta con accento squadristico di aver espugnato Milano o di chi, come i supertattici leghisti, vorrebbero per ora almeno espugnare i Ministeri romani.

Anche la sinistra si è accorta che il berlusconismo non è stato e non è un incidente cosmico sopravvenuto all’improvviso. Ma se questa è l’atmosfera che respiriamo dopo un quindicennio di alti e bassi del potere berlusconiano sarebbe perfino altisonante e falso dire che siamo alla fine di un regime. La verità è che Silvio Berlusconi, al di là delle apparenze, non ha inaugurato una nuova stagione dopo la Tangentopoli del ’93, non ha dato luogo ad alcun nuovo regime come il De Gaulle della quarta repubblica francese. Il centralismo partitocratico della prima repubblica che l’ultima legge elettorale ha reso ancora più accentrato e incontrollato è rimasto lo stesso, è stato tutt’altro che scalfito, tanto che all’occasione adatta l’opinione pubblica ha voluto mandare coralmente i suoi segnali di stanchezza e di insofferenza proprio infischiandosi di ogni obbedienza e disciplina di partito.

Non possiamo certo “nobilitare” l’esperienza di questo ultimo decennio o addirittura dell’ultimo ventennio con la formula del “centralismo carismatico” sulla base di altre esperienze storiche, apparentemente simili, solo per sottolineare l’imprevista capacità del Cavaliere di resistere, di riemergere energicamente da ogni sconfitta, di saper costruire via via nuovi contenitori di potere, l’ultimo il PDL, profittando dell’estrema debolezza delle opposizioni che hanno invano tentato di spodestarlo con mezzi più giudiziari che politici.

La realtà più prosaica è un’altra, più terra-terra, ha più a che fare con i giochi trasversali di potere e le ambizioni dei singoli che non con le aspirazioni a lunga gittata che qualunque potere carismatico dovrebbe proporsi fin dall’inizio come suo obiettivo principale nell’interesse della comunità di appartenenza. Non a caso abbiamo prosaicamente un Parlamento pieno zeppo di avvocati e di ex (?) magistrati nominati preventivamente dalle segreterie di partito di maggioranza e opposizione non per riformare la giustizia secondo promesse mai mantenute, ma per condurre battaglie di sostegno o contrasto ai nuovi clan di potere venuti alla luce in una transizione non ancora terminata.

Sono anch’essi gli “eletti dal popolo”, coloro che ora siedono nelle aule parlamentari accanto al manipolo degli ultimi soccorritori, dei responsabili-disponibili raccattati all’ultimo momento per puntellare un governo che sta perdendo via via ogni credibilità ed autorevolezza. E questo sarebbe il risultato finale del presunto “regime”, la grande intuizione di successo, il suggello magico di chi pretende di lasciare un’impronta carismatica sull’Italia che verrà?

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario