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L’impegno degli 8 Grandi

Al via il grande Summit

Le dodici tavole della globalizzazione per un’economia più etica

di Angelo De Mattia - 08 luglio 2009

Sarebbe quanto mai opportuna una riflessione nel vertice aquilano, che inizia oggi, non solo sulla lettera indirizzata dal Pontefice ai partecipanti, ma anche, e soprattutto, sull’enciclica Caritas in veritate. Nel rispetto delle sensibilità e delle visioni della vita di ciascuno di essi, vi sarebbe una ricchissima messe di indirizzi, di spunti, di suggerimenti per il lavoro che il G8 farà sul tema delle nuove regole che – come sembrerebbe – sarà sviluppato solo nelle linee generali, per passare poi il testimone al prossimo G20.

Sarebbe assolutamente improprio stabilire un raffronto tra l’enciclica e le dodici tavole della globalizzazione per un’economia più etica, sottoposte alla valutazione del G8 e frutto di un lavoro e di contributi del Fondo monetario internazionale, del Financial Stability Board, di esperti anche italiani, dell’Ocse: sono troppo diverse la natura, le finalità, l’area di intervento e le autorità che hanno emanato questi documenti. Eppure, dopo una lettura di entrambe le elaborazioni, non può sfuggire la particolare, incomparabile densità culturale dell’enciclica papale, con caratteri non poco innovativi.

Primum movens, per il Pontefice, è l’affermazione della giustizia e la ricerca del bene comune. E’ muovendo da qui, dalla rivalutazione del “dono” per tutto ciò che significa, che vengono affrontati temi di forte attualità: dal governo della globalizzazione, al ruolo del mercato, alla fame nel mondo, alla responsabilità dell’impresa, alla regolamentazione del lavoro, al ruolo della finanza. Le ricadute delle affermazioni riportate nel documento papale costituirebbero una straordinaria piattaforma per il governo dell’economia e della società.

Basti pensare al ruolo del mercato che non può funzionare se non si affermano la giustizia commutativa, la giustizia distributiva, la giustizia sociale in una con la solidarietà e la fiducia, al governo della globalizzazione che deve essere fondato sul principio della sussidiarietà e deve essere poliarchico, alla fame nel mondo dovuta non a scarsità materiali ma a scarsità sociali e al ruolo delle istituzioni, il cui superamento è fondamentale per la pace e per la stabilità, alla responsabilità delle imprese non solo nei confronti dei proprietari, al ruolo della deregolamentazione del lavoro, alla finanza che deve essere propulsiva dello sviluppo economico, deve sostenere le iniziative di lungo periodo e nella quale deve essere valorizzato il ruolo delle attività micro (la microfinanza), etc.

Diversa è stata la preparazione del G8 e diverso sarà il suo svolgimento. Tuttavia, pur dopo il ridimensionamento del previsto intervento sulle nuove regole delle attività economiche e finanziarie – i cosidetti global legal standard – è auspicabile che il summit possa almeno giungere ad approvare un documento conclusivo con qualche indicazione non eccessivamente generica sulla struttura delle nuove norme da introdurre a livello globale e di aree regionali.

Il documento presentato al vertice – sulla base dei lavori da ultimo svolti nel recente G8 finanziario di Lecce – ha l’ambizione di costituire un dodecalogo. Comprende principi, molti dei quali dovrebbero essere consolidati nell’economia e nella finanza dei maggiori Paesi industriali.

Del legal standard si parla ormai da lungo tempo, come risposta alla crisi finanziarie ed economica. Il G20, tuttavia, ha, in sostanza, riservato a se stesso, in un prossimo incontro dei “grandi della terra”, la trattazione delle nuove regole, come previsto nella riunione di Londra. All’esame del summit de L’Aquila è un documento di 75 pagine che comprende, appunto, il suddetto dodecalogo.

“Le tavole” vanno dall’affermazione dell’integrità e trasparenza del mercato alla necessità di impedire la corsa al ribasso negli standard lavorativi , sociali e ambientali, alla responsabilità sociale delle imprese, al contrasto del protezionismo, alle iniziative di lotta al riciclaggio, alla corruzione, all’evasione ed elusione fiscale, etc.

Si potrebbe dire che si tratta di una vera e propria lista con tutti i caratteri che le sono propri e che finiscono con l’unire gli opposti, trattandosi di argomenti articolati per categorie di misure da decidere, ma nel contempo generici per ciò che riguarda i contenuti e le modalità della loro adozione a livello internazionale e nei singoli Paesi.

Se fossero accolti dal vertice anche nell’attuale formulazione – il che, però, è tutto da vedere – si sarebbe fatto un passo avanti almeno nella specificazione del “thema decidendum” nella prossima riunione, a settembre, del G20. Non sarà granché, anche per il carattere di alcuni dei principi riportati nel dodecalogo, naturalmente riconosciuti dagli 8 Paesi industriali e, semmai, destinati all’introduzione nei Paesi che oggi sono restii a farvi riferimento. Tuttavia, si sarà fatto un passo avanti sul terreno metodologico e sarà stato agevolato il lavoro del prossimo vertice competente in materia.

Certo, se raffrontato alla prospettiva di rifondare l’ordine monetario internazionale e di promuovere gli elementi di una nuova governance mondiale, il risultato non sarebbe certo esaltante. Neppure lontanamente, L’Aquila è diventata la nuova Bretton Woods. Ma, a questo punto, al G20 di settembre non potrà mancare l’adozione di provvedimenti concreti e immediatamente efficaci in materia di nuove regole, si chiami, il documento che li conterrà, dodecalogo o decalogo o come altrimenti si riterrà di definire.

In questo quadro, il G8 diviene un tramite importante – ma pur sempre un tramite – per il G20, che così definitivamente conquisterà la competenza esclusiva in materia di regole e di governance.

A meno che non si presenti un caso di serendipity: iniziata la riunione del G8 con l’obiettivo, minimale, di cui si è detto, emerge, nel corso della seduta, l’opportunità di fare molto di più e, quindi, di conseguire un risultato completamente diverso. Allora, lo sbocco del lavoro sarà molto più incisivo e non ci sarà che da rallegrarsene. Ma, forse, è illusorio puntare su di un improvviso mutamento di condizioni che sembrano ormai consolidate.

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