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Public Policy

Lo spettro recessivo dello “state-crunch”

Aiutiamo le imprese italiane

Urge una misura “straordinaria” per il pagamento del debito pubblico

di Enrico Cisnetto - 24 novembre 2008

Non c’è solo il credit crunch per le imprese italiane. L’altro spettro recessivo che aleggia è lo “state-crunch”, vale a dire i mancati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. A quanto ammontano? Secondo Confindustria tra i 60 e i 70 miliardi di euro, ovvero quasi quanto l’intero piano anti-recessione allo studio del Governo, e solo la sanità avrebbe “arretrati” per 30 miliardi. Confartigianato, dal canto suo, sostiene che nel 2007 a fronte di beni e servizi forniti alle pubbliche amministrazioni (centrali e locali) per un valore complessivo di 121,5 miliardi i tempi medi di pagamento nei confronti dei fornitori privati sono arrivati a 135 giorni, a fronte di una durata media che nell’Ue non supera i 65 giorni (Francia 71, Regno Unito 48 e Germania 40). E questi 70 giorni di maggiore attesa rispetto all’Europa costano in oneri finanziari agli imprenditori italiani 1,7 miliardi l’anno, oneri impropri che ovviamente colpiscono soprattutto le piccole imprese, trasformandosi in un ulteriore, formidabile svantaggio competitivo, che si somma alla loro patologica sottocapitalizzazione e alla sopravvenuta restrizione del credito. Ed è un volano negativo che si trasmette a catena da impresa a impresa – chi è fornitore ha dei fornitori –creando un circolo vizioso che penalizza l’intera economia nazionale.

Modesta proposta, allora: dato che la mancanza di liquidità sta diventando una vera e propria emergenza, e dato che il richiamo alla moral suasion verso le banche perché aprano i rubinetti rischia di lasciare il tempo che trova, perché non pensare ad una misura “straordinaria” come pagare i debiti che lo Stato e le sue amministrazioni hanno nei confronti delle imprese? Basterebbe stabilire una soglia massima di quietanza delle fatture – per esempio 90 giorni, soglia “morbida” visto che sarebbe tripla rispetto a quella degli Usa e a quella recentemente introdotta per legge in Francia (proprio come misura anti-recessione) – e pagare in un colpo solo tutto che eccede questo limite. Di quanto stiamo parlando? Difficile dirlo, ma almeno di 10 miliardi, soldi che andrebbero a ricostituire la cassa che non c’è. Invece che intervenire detassando o cercando complicati e costosi meccanismi di sostegno, questo sarebbe un modo non solo per immettere liquidità nel sistema, ma anche per moralizzare una situazione diventata inaccettabile. Infatti, stabilire la soglia dei 90 giorni significherebbe per le pubbliche amministrazioni obbligarsi (per legge) a non derogare più, salvo incorrere nel pagamento di forti penali. E poi, perchè quella soglia col passare del tempo potrebbe essere progressivamente ridotta, adeguandola agli standard internazionali.

E non ci si venga a dire che una misura del genere inciderebbe sul debito pubblico, visto che quelle fatture non pagate sono debito acquisito, dato che si tratta di spese già messe a bilancio dalle amministrazioni pubbliche. Certo, non figura nei “bilanci per cassa”, ma in quelli “per competenza” sì, e anzi sarà bene che nelle pubbliche amministrazioni diventi prassi normale usare il doppio passo della cassa e della competenza per non nascondere il vero livello di indebitamento. Ministro Brunetta, prenda seriamente in considerazione questa idea e la porti lei in consiglio dei ministri. Gli imprenditori italiani – tutti, senza distinzione – gliene sarebbero grati.

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