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Public Policy

Rubano ai figli per dare ai padri

Ai giovani conviene protestare

Tutti in piazza sabato 22 settembre per rimettere le mani nella politica

di Davide Giacalone - 20 settembre 2007

Il raduno bolognese, consacrato alla protesta generalizzata, è stato annunciato e sostenuto da stampa e televisione. Poi il labbruzzo della politica è divenuto tremulo quando ci si è accorti che le parole forti erano niente rispetto alla forza del rifiuto e della piazza. Della manifestazione convocata, da un meritevole Capezzone, per sabato prossimo, invece, non parla nessuno. Lì si protesta contro un fatto specifico: si prendono soldi ai più giovani ed ai meno garantiti, per darli a chi già ha altri privilegi. Si prende ai figli per dare ai padri. Quando se ne accorgeranno, le proteste che oggi definiamo “antipolitica” saranno ricordate come garbata critica.

In tutta Europa l’età pensionabile sale, da noi la si è fatta scendere. O gli altri sono scemi o qui qualcuno ci rimette: i giovani. Li si prende in giro dicendo che si deve combattere il precariato, in realtà si toglie al loro salario per trasferire ricchezza a chi va in pensione avendo lavorato troppo poche ore per troppo pochi anni. Si fa credere che il lavoro dipenda dalle leggi che vincolano l’impresa, mentre quelle servono solo a finanziare la baracca corporativa che consegna potere ai sindacati e clientele alla politica. Il lavoro, per esserci, ha bisogno dell’esatto contrario. In Francia Sarkozy dice che si deve lavorare di più per reggere lo Stato sociale, che si devono cambiare criteri di rappresentanza e finanziamento dei sindacati, che si deve incrementare l’assicurazione sanitaria integrativa. Per questo avvia incontri con le parti sociali, che devono durare due settimane. Da noi si parla per decenni, ed alla fine una politica sempre più esangue cede ai sindacati facendo finta che siano rappresentanti dei lavoratori.

Il moralismo senza etica e la condanna in piazza quel che fa in privato può creare imbarazzo, specie ad una politica senza forza morale e ideale. Ma la rabbia generata dall’impoverimento sarà devastante. Il prossimo 22 non so quanti saremo a manifestare, ma se la gara fosse fra idee e non fra masse, fra proposte e non fra proteste, allora quel giorno sarebbe l’occasione per acchiappare la politica per i capelli ed evitarle d’affogare nella costosa inutilità. Si dica, ai tanti giovani che non ci saranno, che rimettere le mani nella politica, non rassegnarsi, è un loro interesse.

Pubblicato su Libero di giovedì 20 settembre

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