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Public Policy

Il caso Mps. Politica e Fondazione

Af-fondazioni bancarie

Dopo dobbiamo avere ben chiaro che se rimane l’euro ci deve essere un sistema bancario europeo. Non solo con vigilanza, ma anche con istituti europei.

di Davide Giacalone - 31 gennaio 2013

La politica tratta gli italiani come fossero bambini cretini, producendosi in mendaci promesse di minore fiscalità. I giornali trattano gli italiani come fossero vecchi sporcaccioni che guardano il mondo dal buco della serratura giudiziaria. I bambini pagano ancora, perché Monte dei Paschi di Siena è salvato con soldi pubblici, mentre i vecchi sbavano al racconto delle accuse. Ma il tema è decisamente più grosso, coinvolgendo interessi generali e l’intero settore bancario.

La questione Mps va divisa in due parti. Nella prima c’è l’ipotesi, piuttosto concreta, che siano stati commessi dei reati, creando riserve segrete di denaro, destinato a uso illecito, e fatte rientrare mediante scudo. Su questo fronte l’azione tocca alla giustizia. Mi limito a suggerire un pizzico di decenza: nel caso in cui si accertasse la sussistenza dei reati, il Partito democratico eviti di far credere che si sia davanti a un ulteriore caso alla Consorte & Sacchetti (Unipol-Coop e soldi accumulati all’estero, poi scudati), con compagni che s’arricchiscono e partito raggirato e abbandonato. Difendersi sostenendo d’essere scemi, alla lunga, nuoce. Poi c’è una seconda parte, sistemica, e attiene: a. all’influenza della politica; b. alle acquisizioni e ai derivati, quindi ai relativi controlli; c. al salvataggio.

A. Mps ha reso macroscopica la stortura delle Fondazioni bancarie. Furono create (1990) per intestare una proprietà che doveva essere temporanea. Nel Paese delle controriforme nulla è più permanente del transitorio, sicché sono ancora lì ed esercitano potere. Le Fondazioni sono per loro natura permeate dalla politica, semmai si deve tagliare il legame con le banche. Il che significa portare a compimento quel processo di consegna al mercato, di privatizzazione, che fu avviato e non completato, creando dei mostri. Le Fondazioni, per quel che oggi significano, vanno chiuse (nel senso che possono restare a far filantropia, ma non politica bancaria).

B. Se una banca è pubblica il controllo non può che essere politico. In Mps 14 consiglieri su 16 sono nominati dalla politica. Mostruoso. Posto che lo scopo è quello di avere banche private (ci torniamo subito) attenti a non credere che i controllori, e in particolar modo la Banca d’Italia, debbano fare il mestiere dei banchieri. Ha ragione Franco Debenedetti: guai a chiedere ai controllori di sostituirsi agli amministratori. Ergo: se comperano banche pagando troppo che falliscano, e se non falliscano che i beni della banca acquirente siano venduti per proteggere risparmiatori e remunerare creditori; se comperano titoli tossici che si disintossichino, a cominciare dal fatto che vanno buttati fuori gli amministratori che operarono quelle scelte. Detto in modo non comiziante: basta con amministratori che se ne vanno ricchi dopo avere reso poveri gli altri. I controlli, però, devono essere quelli interni, dal collegio dei sindaci alle strutture di audit. I controlli esterni, necessari, devono riferirsi alla regolarità, non alla saggezza delle scelte (va da sé che se si falsificano i bilanci resta solo la galera, più che meritata).

C. Se una banca vacilla può essere saggio salvarla, anche con soldi pubblici, dato il suo ruolo sistemico. Ma avendo le idee chiare, quindi: 1. tagliando fuori dal potere gli amministratori che l’hanno condotta in quelle condizioni (nonché promuovendo, se del caso, azioni di responsabilità); 2. promuovendo una rigorosa due diligence, in modo da sapere con certezza quanti buchi ci sono e quanto sono grandi; 3. sapendo che se la banca non remunererà il salvataggio sarà nazionalizzata.

Ed è su questo terzo aspetto che si deve riflettere. Altri Paesi lo hanno già fatto (Usa, Gran Bretagna, Francia, ecc.), salvando banche squilibrate dalla finanza e dalla globalizzazione. Il nostro sistema bancario è più solido, paradossalmente, perché più arretrato e meno globalizzato. Che si debba accedere a quel tipo di salvataggi per porre rimedio all’operato di qualche manigoldo fa arrabbiare. Tanto. Siccome Mps non rimborserà prestiti al 9%, non essendo in grado di produrre abbastanza valore, quello è il primo passo per la nazionalizzazione. E dopo? Dopo dobbiamo avere ben chiaro che se rimane l’euro ci deve essere un sistema bancario europeo. Non solo con vigilanza, ma anche con istituti europei. Il che equivale alla fine delle banche nazionali. Tutte, non solo Mps e non solo le nostre. Materia schiettamente politica, da discutere in sede Uem, con l’intento di tutelare i nostri interessi (esattamente come fanno gli altri). Tutto sta a non mandarci chi non conta nulla, chi si fa lusingare dai concorrenti, o chi prende soldi da cotale genia di falsi banchieri.

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