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Lo scoop di Macchianera

Adesso l’on line conta davvero

Gianluca Neri non solo ha svelato gli omissis Usa, ma ha mostrato che i media tradizionali...

di Giuliano Gennaio - 03 maggio 2005

E’ il Primo maggio, i giornali non vengono scritti. E’ la festa dei lavoratori.

Gianluca Neri, in arte Macchianera, famoso internauta della bloggosfera decide di leggere il rapporto americano sugli eventi che portarono alla morte di Nicola Calipari, il 4 marzo.

Lo fa dal suo computer di casa. Lo fa da un sito che pubblica il file .pdf con alcune parti “omesse” dal governo americano in quanto informazioni riservate. Ma il blogger è curioso, ed essendo esperto della rete incomincia a farsi domande del tipo: ma gli americani, innovatori tecnologici, perché non hanno mandato un fax o una copia cartacea visto il lavoro di inchiostro che serviva a nascondere alcune parti del documento? Come hanno messo le pecette nere che troviamo sul file .pdf? E ancora, quanto sicuro sarà il loro sistema?

Macchianera ha avuto subito delle risposte alle sue domande: tutte negative per il fronte americano, tutte positive per la libertà di stampa e la verità di inchiesta: “Questa mattina alle nove – racconta il blogger ad Apcom - ho fatto il solito giro, la mazzetta di chi, come me, lavora in rete. Sono incappato nel rapporto ufficiale classificato, in formato pdf, e mi sono detto che i servizi americani non possono essere così ingenui da non sapere che se copi e incolli dal pdf in Word gli omissis appaiono. Quando ho visto che invece era vero, ho scaricato le 45 pagine e telefonato a mezzo mondo, avvocati compresi. Loro lavorano anche il Primo maggio. Non mi rassegnavo all’idea di avere in mano quanto nemmeno i magistrati italiani hanno e non poter condividerlo”.

La notizia è arrivata sui media tradizionali solo alle 11 dopo che Macchianera le ha provate tutte: ha chiamato Repubblica ma i telefoni tacevano, ha chiamato il Corriere della Sera ma ha risposto l’uomo delle pulizie, e non è uno scherzo. Alla fine ha deciso di pubblicare sul suo blog, visto che a detta sua “i giornalisti dormivano”.

E’ il Corriere della Sera on line a battere per primo la notizia, poi gli altri. In primi hanno citato il blogger ma poi hanno capito come risolvere la questione “omissis”da soli e quindi “passavano” senza citare la fonte. Fino a quando il tutto è scoppiato dopo un’intervista ad ApCom e ci si è dovuti inchinare di fronte ad un caso di bypass informatico-mediatico.

Non è la prima volta che un blogger riesce a dare una prova di libertà di informazione e a farsi promotore di una notizia.
Ma è la prima volta che lo stesso blogger viene preso in considerazione per la veridicità della notizia.

Lo dice lui stesso al Riformista del resto: “perché a meno che non sia capitato anche a voi di vedere il proprio faccione in bella mostra su tutti i Tg nazionali; a meno che non sia normale, a casa vostra, che il telefono squilli ventiquattro ore su ventiquattro e dall'altra parte della cornetta ci sia la Farnesina o l'inviato di Usa Today; a meno che la vostra famiglia non sia stata da voi cooptata per fare le vostre veci mentre siete al telefono con quelli di cui sopra e dire a SkyTg24 che no, spiacenti, non potete andare a Cologno perché sta arrivando a casa una troupe del Tg3 e se ne è appena andata quella del Tg5; a meno che tutto questo - per voi non rientri in quella che definite «quotidianità», per me è «ai confini della realtà»”.

Sarà che gli americani l’hanno fatta proprio grossa (Usa Today ha detto che erano divertiti dalla notizia che una “cosa tanto all’italiana” fosse successa ai loro connazionali) ma il trend è in crescita. Dopo il blogger americano ammesso ad una conferenza stampa della Casa Bianca, gli scoop dei siti di informazione on line alla Dagospia e il caso BeppeGrillo.it ormai bisogna riconoscere come il “quarto potere” si stia sdoppiando e aggiornando. Cosa questo comporti non si sa, ma ormai gli elementi per un cambio di paradigma a livello mediatico ci sono tutti.

Informazioni sempre più aggiornate, multi-livelli di comunicazione, notizie esponenzialmente infinite che raccolgono l’attenzione di una cerchia non ristretta di utenti, autoreferenzialità mista a voglia di emergere.

E’ da tanto che se ne parla, ma forse ora ci siamo: benvenuti nella “Società della conoscenza”.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario