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L’Istat pubblica i dati nel rapporto mensile

Ad aprile consumi in discesa

Prima contrazione anche nell’alimentare, un settore considerato a domanda rigida

di Lucio Fava del Piano - 23 giugno 2005

Crollano anche i consumi. Con la diminuzione del 3,9 per cento su base annua registrata in aprile dalle vendite al dettaglio, siamo forse giunti all’ultimo stadio del declino economico del nostro paese. Sicuramente siamo di fronte a una misura significativa come non mai. Significativa e comprensibile a tutti, perché finché si parla di pil, di produzione industriale, di scorte e ordinativi, il cittadino medio non ha una percezione precisa di quanto stia succedendo.

Quando invece si dice che le famiglie italiane mangiano di meno, nessuno può far finta di non capire la gravità del momento.

A certificare questa situazione è l’Istat, che ha registrato nel mese di aprile 2005 un calo delle vendite al dettaglio del 3,9 per cento, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Meno 0,8 è invece il dato raffrontato appena al mese di marzo 2005.

E c’è di più, perché nella presentazione del proprio rapporto, l’Istituto di statistica precisa che si tratta di dati che “si riferiscono al valore corrente delle vendite”, incorporando la dinamica dei prezzi. Cioè, considerato che i prezzi in un anno sono aumentati di un buon 2 per cento, la diminuzione delle quantità vendute è ancora maggiore di quanto indicato da quel dato sintetico.

Dato sintetico già significativo in sé, e che cede spazio a ulteriori spunti di riflessione quando lo si analizza nei dettagli e nelle quantità che concorrono a formarlo. Si scopre allora che le vendite di prodotti non alimentari sono scese del 4 per cento, ma anche quelle degli alimenti hanno fatto un brusco passo indietro, con un meno 3,6 per cento.

Inoltre, diversa è stata la dinamica, a seconda delle dimensioni dei punti vendita; se nella grande distribuzione, infatti, il calo si è assestato sul 2,7 per cento, molto peggio è andata alle piccole superfici, le cui vendite sono crollate di quasi il 5 per cento.

Altra dimensione lungo la quale i dati cambiano notevolmente, è quella geografica. Sempre con riferimento al periodo aprile 2004-aprile 2005, le vendite nel nord-ovest sono calate dell’1,7 per cento, al nord-est del 4,3 e al centro dell’1,4. Ben peggio è andata al sud e nelle isole, con un calo complessivo dell’8,2 per cento e un allarmante meno 11,4 tra i prodotti alimentari.

Non occorre andare oltre per rendersi conto di quanto difficile sia la situazione. Al di là delle differenze messe in evidenza, quello fotografato dall’Istat è un paese in cui si consuma meno di tutto, anche dei generi di prima necessità, in una dinamica che penalizza soprattutto gli strati più deboli, sia tra i commercianti che tra i consumatori. Un paese la cui profonda crisi è arrivata nelle tasche di tutti i cittadini.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario