ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Accertiamoci della Guardia di Finanza

Sparare numeri d'evasione

Accertiamoci della Guardia di Finanza

Quante bufale e quanti sensazionalismi dannosi sulla lotta all'evasione

di Davide Giacalone - 22 agosto 2013

Il sogno delle persone oneste è che le guardie agguantino i ladri, che i finanzieri scovino gli evasori. Un modo per prendere in giro, o, per meglio dire, per imbrogliare le persone oneste è quello di far credere si sia preso il ladro, in realtà arrestando un passante munito di zaino laddove un appartamento era stato svaligiato, o di comunicare il recupero dell’evasione alla semplice verbalizzazione di una contestazione. Ci sono tre numeri, diffusi dalla Guardia di Finanza, che mi hanno fatto pensare: 1. dall’inizio dell’anno sono stati fatti 6500 controlli; 2. sono stati scovati 4933 evasori totali, sconosciuti al fisco; 3. l’evasione accertata ammonta a 17,5 miliardi. Numeri rilanciati con grande enfasi da tutti i giornali (noi no). Ma siamo sicuri che significhino quel che sembrano significare?

Se su 6500 controlli scopri quasi 5000 evasori totali è segno che hai una media di successo riassumibile nel detto: ogni botta una tacca. Grandioso. Ma allora non erano sconosciuti. Allora è possibile scovarli senza bisogno della spettacolarizzazione indotta dai blitz. C’è un quarto numero, però, che non fa tornare i conti: dei 4933 evasori totali 1771 sono stati denunciati per omessa dichiarazione. Quindi gli altri l’hanno fatta. Probabilmente mendace, forse, ma sconosciuti non erano. Infatti non lo sono, perché la stessa Guardia di Finanza c’informa che molti di loro sono recidivi. Vale a dire che erano già stati scoperti, l’evasione era già stata loro contestata, ma continuano come se nulla fosse. Questo, però, cambia il senso dei numeri e ci porta al secondo stadio, relativo alla trasformazione della contestazione in gettito aggiuntivo. E qui le cose si mettono al brutto.

Il terzo numero, i 17,5 miliardi, non si riferisce all’evasione fiscale, ma al presunto reddito sul quale si sono evase le tasse. Presunto, vi pregherei di non dimenticarlo. Ora facciamo qualche calcolo, in modo colpevolmente grossolano e dando vantaggio agli accertatori: a. mettiamo che a tutto quel reddito possa applicarsi l’aliquota massima (irrealistico, ma ammettiamolo), in questo caso si avrebbero imposte evase per 7,8 miliardi; b. diamo per assodato che gli “evasori” faranno ricorso e mettiamo che la metà di loro avrà ragione, che non si trattava di evasori (i cittadini onesti che si vedono contestare l’evasione sono percentualmente più numerosi), significa che l’evasione sentenziata ammonterà, dopo qualche anno trascorso fra i ricorsi, a 3,9 miliardi; c. i dati ci dicono che, dopo i citati anni, il riscosso sarà inferiore alla metà, ma noi siamo generosi e calcoliamo per eccesso: diciamo che nel 2016 s’incasseranno 1,9 miliardi. Non sono pochi, ma sono meno di quel che sarà costato il trambusto, senza contare i costi subiti dai cittadini che vincono, che sono onesti e che non saranno rimborsati (io ho vinto con la condanna dell’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese, ma erano quelle sostenute dallo Stato, non da me).

Messa così la notizia non somiglia più neanche da lontano a quella che occupava le prime pagine di ieri, nonché i lanci cadenzati di tele e radiogiornali. Che, comunque, andava data aggiungendo due dettagli: da qui alla fine dell’anno i contribuenti onesti devono assolvere la folle quota di 262 adempimenti fiscali; e la nostra pressione fiscale e contributiva basta da sola per impoverire i consumi e mettere fuori mercato le aziende.

Morale: le tasse si pagano, noi contribuenti onesti gioiamo all’idea che becchino i disonesti, ma ci fa leggermente girare il planetario l’idea di essere presi per i fondelli e di non sentir ripetere in continuazione che la missione primaria consiste nel far scendere l’esosità del fisco.

Un ultimo numero: l’economia che evade il fisco è calcolata, in Italia, al 21% del prodotto interno lordo. Magari! Tolta l’economia criminale (tipo droga) sarebbe saggio farla emergere, anche defiscalizzando, perché una simile crescita del pil ci porterebbe fuori dai problemi del debito e del deficit. Il che ci aiuterebbe a smetterla di riempire i mezzi di comunicazione con l’autoflagellazione, mettendoci nelle condizioni di ricordare che, già oggi, nella virtuosissima Germania si evade più che da noi e, del resto, colà il 60% dei pagamenti si regolano in contante. Roba che da noi ti segnalano all’antimafia.

Ma non c’è niente da fare, da tempo è assente il ragionare e prevale il procedere per pulsioni autodistruttive. Cui collaborano le conferenze stampa che indulgono e stimolano il sensazionalismo (omettendo di dire che accertamenti e accertato sono inferiori all’anno passato), laddove a far sensazione, semmai, sono i risultati.

www.davidegiacalone.it
@DavideGiac

Pubblicato da Libero

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario