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Public Policy

Una lettera di Cisnetto all’Indipendente

Aboliamo le province

E’ la struttura di decentramento più inutile del nostro esasperato localismo

06 dicembre 2006

Caro Direttore, si moltiplicano i segnali che il progetto federalista che da ormai un decennio è uno dei segni distintivi della Seconda Repubblica, si sia rivelato un fallimento, sia sotto il profilo dei costi che dell’efficienza amministrativa. Mandando deluse le aspettative di chi lo aveva pensato come risposta taumaturgica alla crisi dello Stato centralista e della sua classe politica. E che invece si ritrova un sistema istituzionale pletorico, costoso, inefficiente, burocratico, dedito al diritto di veto nel già frantumato processo decisionale. Per questo, ora, l’Italia che ragiona sente urgente il bisogno di ripensare l’articolazione dello Stato. E comincia a proporre – come Società Aperta, ma anche la Confindustria e il suo giornale, il Sole 24 Ore – di abolire le Province, la struttura di decentramento palesemente più inutile in un quadro di esasperato localismo.

Al contribuente le attuali 104 Province – negli ultimi tempi diventate così numerose per una perniciosa spirale moltiplicativa – costano ben 17 miliardi senza rendere quasi nulla. Fin dagli anni Settanta Ugo La Malfa si battè per la loro cancellazione, ma dalla società civile non è mai salito un moto di indignazione tale da favorire quella scelta. Già, ma allora come fare? A giudizio di Società Aperta, un processo di semplificazione che possa davvero dirsi tale – all’abolizione delle Province devono seguire altre scelte, dalla riduzione del numero delle Regioni, attraverso alcuni accorpamenti, alla nascita delle “città metropolitane” per le realtà urbane più grandi e complesse – non può che tradursi nel lavoro di riscrittura delle regole e di ridefinizione degli apparati pubblici che deve svolgere una nuova Assemblea Costituente.

Dopo il NO referendario alla devolution proposta dal centro-destra, si era detto che occorreva ripensare alla sciagurata riforma del titolo V della Costituzione targata centro-sinistra. Ma dal governo Prodi non arriva alcun segnale – tranne la stanca litania del federalismo fiscale, che rischia di incancrenire ancor più la situazione – lasciando così campo libero a quegli amministratori locali che, in nome dei cambiamenti costituzionali ormai acquisiti, agitano un’anacronistica quanto pericolosa bandiera autonomista. Di fronte alla quale il solo Presidente Napolitano, geloso custode dell’unità nazionale, ha sentito il dovere di reagire. Per questo, Società Aperta lancia un appello ai cittadini, alle organizzazioni presenti nella società civile e alle forze politiche più avvedute, perchè diano vita ad un movimento per la riforma dello Stato e delle autonomie locali, che indichi nella convocazione di un’Assemblea Costituente lo strumento più idoneo per poterla realizzare.

*Presidente Società Aperta

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario