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Il dramma dei diritti civili in Iran

A Teheran gli alleati sono i ribelli

Ahmadinejad sta sfidando l’Occidente. Indignarsi è dovere di tutti

di Davide Giacalone - 05 marzo 2007

Trentadue ragazze iraniane hanno raggiunto, in carcere, cinque loro compagne, detenute da mesi. Hanno la colpa di avere organizzato, a Teheran, una manifestazione, pacifica e del tutto non violenta chiedendo che le donne, le femmine, non siano inferiori agli uomini, i maschi, chiedendo una diversa legislazione su temi come la poligamia ed il divorzio, l’eredità e la custodia dei figli. Sono state caricate su dei cellulari e portate via, ma sono le vincitrici. Ora si tratta di stabilire se il mondo libero e civile sarà alla loro altezza. Il loro manifestare è, da solo, la dimostrazione che nell’Iran dei guerrafondai c’è una popolazione che pensa, che desidera, che pretende e che non ha nessuna intenzione né di vivere come bestie né di crepare perché il misirizzi barbuto gioca a fare il gradasso sanguinario. Ed è la dimostrazione che anche nel mondo islamico (di cui la follia integralista iraniana è solo una frazione) c’è una presenza femminile per niente disposta a farsi schiavizzare sotto ad un velo nero e funerario, libera di truccarsi e di benvolersi, ma solo per la gioia ed il sollazzo del baffuto marito-padrone.

A me fanno orrore le parole di Ahmadinejad, non penso sia un pazzo ma credo stia calcolando il punto di rottura, quello fin dove può spingersi senza che l’occidente rinunci ai suoi ideali di pace e commercio internazionale. A me fa orrore anche chi, nel nostro mondo, non presta attenzione a chi vuol cancellare Israele dalla carta geografica, ancora credendo che le parole non abbiano un peso e non siano una promessa. Quindi non mi dispiace affatto che alla Casa Bianca sieda chi non esclude di far assaggiare al regime iraniano il sapore dell’attacco militare, della guerra. Anzi, credo che le manifestazioni di Teheran siano una conseguenza anche di quella minaccia, che mostra agli iraniani quanto il loro governo li esponga a rischi gravissimi.

Ahmadinejad si è recato a Riad, in Arabia Saudita, dove si è sentito dire che deve piantarla, dove ha dovuto far sapere d’essere contrario ad ogni piano di pace in Palestina. Sarebbe davvero singolare che il mondo sunnita sappia mostrare una tenuta superiore a quella del mondo democratico, sappia chiudere le porte in faccia ad Ahmadinejad con maggiore forza e chiarezza. Il nostro governo, su questo fronte, è di un’ambiguità imbarazzante, come su tutta la materia di politica estera. Ma tocca anche ai cittadini farsi sentire, tocca anche a noi muoverci. Perché quelle ragazze di Teheran non hanno solo ragione, non vanno solo difese nei loro diritti, ma sono anche le nostre migliori alleate per la pace.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario