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Il “malato Italia”è ancora in prognosi riservata

A quanto ammonta il tesoretto?

È meglio che i conti pubblici vengano lasciati fuori dalla campagna elettorale

di Enrico Cisnetto - 13 febbraio 2008

Ma insomma, questo “tesoretto” di maggiori entrate fiscali c’è o non c’è? E se c’è, va speso per aumentare i redditi da lavoro dipendente? Oppure, al contrario, nelle pieghe del bilancio dello Stato c’è un buco, causato dalle spese inattese per contratti pubblici, elezioni, investimenti per le Ferrovie ed emergenza rifiuti? Come sempre accade in Italia, le campagne elettorali non sono tali se non alimentano furiose polemiche sui conti pubblici, e anche questa non poteva esserne esente. Con la differenza che stavolta a litigare non sono soltanto la maggioranza (presunta) uscente e l’opposizione (presunta) entrante, ma anche le diverse componenti della coalizione al governo e, come se non bastasse, i sindacati. Ai quali era stato promesso, in cambio di uno sciopero generale rientrato, una riduzione delle tasse sui salari che oggi appare ardua se non impossibile, visti gli ennesimi “paletti” che ieri, ancora una volta, la Commissione europea ha deciso di metterci per indurci a rispettare l’impegno del deficit zero entro il 2011.

Chi ha ragione? Per conoscere l’esatto ammontare dell’extra-gettito e per il calcolo delle spese non previste (il Sole 24 Ore ha conteggiato 7 miliardi) dovremo attendere qualche mese. Ma di certo fin d’ora non si può dar torto al ministro Padoa-Schioppa quando dice che il “malato Italia” è sì uscito dalla sala operatoria, ma giace ancora in corsia e la sua prognosi è tuttora riservata. Infatti, da un lato, sul fronte delle entrate nessuno può giurare che quell’extragettito impropriamente chiamato “tesoretto” sia derivato da una diminuzione strutturale dell’evasione fiscale e non invece dal combinato disposto della congiuntura favorevole del 2007 e di un aumento della pressione fiscale. pagna elettorale.

E se così fosse, ci sarebbe poco da stare allegri visto che tutte le istituzioni pronosticano una crescita molto minore nel 2008 (0,5%-0,7%) rispetto ai due anni appena trascorsi. Mentre dal lato della spesa, la tendenza di tutti i governi ad aumentarla e a non riqualificarla (il contrario delle due cose che ci chiede di fare la Ue) induce a credere che non ci siano speranze neppure con il prossimo esecutivo, come dimostra una campagna elettorale che parla d’altro. Sì, c’è l’economista targato Forza Italia Renato Brunetta che immagina una manovra shock a giugno per arrivare già nel 2010 al pareggio di bilancio e al debito pubblico sotto il 100% del pil, ma il rischio è che lo prendano a pietrate come il suo collega Sacconi quando ha proposto la (sacrosanta) abolizione delle province. Ma si sa, questo è il tempo delle promesse, quello del realismo verrà a urne chiuse. Nel frattempo, però, alle forze politiche rivolgiamo una sommessa preghiera: almeno i conti pubblici lasciateli fuori dalla campagna elettorale.

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