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Riparte un altro teatrino della politica?

A destra uno squillo di tromba…

Arriva la scissione di Storace. L’ennesima lite in famiglia che alimenta la diaspora

di Elio Di Caprio - 04 luglio 2007

Nulla di male se tutti vogliono riposizionarsi in vista di un cambiamento del quadro politico che si sta sempre più deteriorando. Ma abbiamo già visto negli esempi passati che non sempre l"intuizione e la decisione di uscire allo scoperto coincide con la tempestività.

Certamente non è paragonabile il peso, anche mediatico, del rientro in campo di Walter Veltroni come candidato del futuro per il centrosinistra, con le conseguenze che potrà produrre il piccolo o grande scisma a destra della corrente di Francesco Storace che prende le distanze da AN e dal suo segretario. L"impressione è che siano tutti un po" in ritardo in un"affannosa rincorsa per coprire il vuoto o per riparare a qualcosa che non funziona. Ma se si sbagliano i tempi anche le più generose intenzioni di richiamo identitario rischiano di creare più confusione che chiarezza. Lo si è visto a proposito della mini scissione già avvenuta a sinistra della corrente del ministro Fabio Mussi – si è solo aggiunto un altro posto al tavolo dei partiti- indisposta a convergere nel calderone del futuribile Partito democratico. Lo si vede ora a destra con la scissione di Storace. Viene da domandarsi, a proposito di quest"ultimo, perchè il suo malessere, che sembra avere radici lontane, si sia manifestato solo ora e non prima quando era in attesa della riconferma a candidato per continuare ad essere governatore del Lazio. Anch"egli in ritardo a fare chiarezza o forse l"astuto Storace ha intuito qualcosa che noi non sappiamo?

E" vero che i partiti-contenitori dell"attuale bipolarismo non accontentano più nessuno, lo si vede per mille segni, ma poi le piccole diaspore hanno il sapore più di liti in famiglia che di tenzoni irriducibili su principii e programmi. Non è un caso che poi alla fine tutti a destra si ritrovino nell"accogliente corte mediatica di Silvio Berlusconi, che tutto copre e rappresenta, dall"indispettita Alessandra Mussolini all"impertinente Francesco Storace. La confusione aumenta e non diminuisce se si pensa che finora le relative distanze tra i partiti della Casa delle Libertà erano e sono, almeno in apparenza, molto inferiori a quelle che presenta platealmente il centrosinistra al governo. Ha ragione Massimo D"Alema quando dice, non tanto sardonicamente, che l"unico evento “rivoluzionario” degli ultimi 15 anni è costituito dalla discesa in campo, questa sì tempestiva, di Silvio Berlusconi che è riuscito a sparigliare giochi che sembravano già fatti. Altro che il Walter Veltroni del 2007!...

Ma ammesso che quella di Berlusconi sia stata una svolta rivoluzionaria all"italiana, l"unica possibile, ciò che poi è venuto meno è stato il cambiamento di lungo periodo che poteva essere innescato solo da un aggiornamento delle regole del gioco istituzionale assieme ad una revisione delle culture politiche dominanti. Del resto bisogna dare atto a D"Alema di averci provato a suo tempo, magari con intenti strumentali, a portare avanti la bicamerale per le riforme. Poi le ragioni prevalenti di potere hanno sovrastato e fatto fallire quel tentativo bypartisan. Forse era un esito scontato proprio perchè la scossa impressa da Berlusconi era stata troppo brusca per dare il tempo ai vecchi e nuovi partiti di ripensarsi all"improvviso nel nuovo contesto.

Ma ora chi li dà i contenuti quando la consumata esperienza ci dice che i contenitori dei due poli, di governo ed opposizione, si mantengono in piedi proprio grazie alle loro posizioni vaghe e indefinite, talvolta contraddittorie? Aspetteremo un"altra svolta “rivoluzionaria”, oltre i poli, magari propiziata dalle diaspore di Mussi e di Storace o ci accontenteremo dell"ennesima pasticciata riforma elettorale? Nella crisi che coinvolge ormai tutti i partiti ( ben 23 o 24) è comprensibile che venga alla luce la mai sopita tentazione identitaria, da Mussi a sinistra a Storace a destra. Tutti vogliono colmare un vuoto, raccontare la loro storia e la loro diversità, testimoniare la fedeltà di nicchia a radici irrinunciabili. Ma per fare che? In un mondo dove ci si informa in un minuto, ma si dimentica tutto in un minuto, è ben più arduo di prima tessere una tela condivisa, di destra o sinistra che sia, costruire una storia generazionale e farne la base di raccolta del consenso. Anche in questo c"è uno scarto notevole di percezione tra la variegata “casta” politica dominante e l"opinione pubblica media.

Ora alla gente interessa quali posizioni i partiti prendono sui loro problemi quotidiani - dalla sicurezza, alle infrastrutture, alla famiglia, al lavoro, all"immigrazione- interessa molto meno in base a quali influenze ideologiche, estese o di nicchia che siano. Ognuno può dire la sua e Storace dichiara che vorrebbe andare più a destra quando non si sa cosa è la destra oggi. Ma poi l"unica via tracciata da seguire è quella pragmatica. Per questo contano più le idee e la capacità di decidere delle ideologie, delle testimonianze o, peggio, delle beghe interne di partito.

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