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Una prova per l’intero sistema-Paese

2015 odissea nell’Expo

La sfida è iniziata. Bisognerà far politica creando consenso ed amministrando con saggezza

di Davide Giacalone - 02 aprile 2008

Quando il primo visitatore varcherà la soglia dell’expo milanese, nel 2015, il Parlamento che oggi eleggiamo sarà superato, da anni. Se ci va bene neanche la Repubblica sarà più la stessa e saranno state riformate le sue esauste istituzioni. Molti falsi protagonisti odierni (finalmente) si esibiranno a casa. Il sindaco Moratti non vestirà la fascia tricolore (ma potrebbe essere presente, e non quale invitata, spero, bensì come capo del governo). Oggi ci si abbandona ai festeggiamenti, come se si fosse vinta una lotteria. Quel giorno potrà valutarsi se avrà preso corpo la dannazione che talora colpisce i vincitori di lotterie.

In sette anni si dovrà cambiare il volto della città e di vaste aree che la circondano. Si dovrà ritessere la trama della sua mobilità, rendendola percorribile all’interno e raggiungibile dall’esterno, senza i tappi impressionati che sono l’attuale normalità. Ci vorranno aeroporti da dove, una volta atterrati, ci si possa recare alla fiera o al Duomo, senza pagare più di quanto sia costato il volo e senza impiegare tempi da incubo. Si dovrà edificare senza speculare ed appaltare senza rubare. Si dovranno superare le trombosi burocratiche e gli aneurismi localistici. Annientare gli egoismi, presentando progetti ed idee che sappiano parlare alla popolazione e non solo alle lobbies. Toccherà far politica, insomma, creando consenso ed amministrando con saggezza. Sarà una prova non (solo) per il Tizio od il Caio, ma per il sistema-Paese.

Il giorno dell’inaugurazione si compirà un viaggio, un’odissea. Potrà essere la sfida vinta da una comunità in cui ciascuno si sente parte del tutto, compartecipe e corresponsabile, quindi attento alle cose della politica, severo con chi sbaglia e generoso con chi merita. O prevarrà il significato negativo di quell’avventura, con un equipaggio assemblato fra chi pensa agli affari propri, rovinando quelli di tutti, incapace di costruire politica, quindi indulgente con i peggiori e livoroso con i migliori, dove la miseria morale propizia quella economica. Il gregge continuerà a prendersela con gli dei, che non sono tali, e con la sorte. Ma se, come Odisseo, prenderemo noi stessi nelle nostre mani, se preferiremo il fare al profittare, allora potremo dire che vincendo l’expo l’Italia “mise sé” sulla giusta rotta.

Pubblicato su Libero di mercoledì 2 aprile 2008

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario