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Walter balla da solo e gli altri restano a guardare

1978 – 2008: un curioso déjà vu

Dati e coincidenze di un risultato elettorale (non) imprevisto

di Silvio Nocera - 16 aprile 2008

1978 – 2008: dopo i risultati delle elezioni politiche, i rintocchi che annunciano il compimento di questi trent’anni assumono una valenza nuova, una piega che nessun sondaggista aveva previsto e che, forse, nemmeno Silvio Berlusconi, nei suoi più rosei calcoli, avrebbe potuto immaginare. Una vittoria che la stampa non si è risparmiata di definire stravittoria, vittoria schiacciante, e su cui i risultati definitivi non mentono: al Senato 168 seggi vanno al PdL e 130 al PD, alla Cosa Bianca 3 e tutto il resto è un’ecatombe.

Le cifre ormai ci sono, sono state snocciolate e sviscerate: si è parlato del boom della Lega e del crollo della sinistra che ha crocefisso un Veltroni reo di aver drenato preziosi voti ad un’alleanza che difficilmente avrebbe retto. Gli allori sono stati innalzati, le accuse lanciate, i capi cosparsi di cenere e gli agnelli immolati. Ma tant’è: il voto degli elettori ha dato una maggioranza che dovrebbe essere stabile, un potere “quasi forte”, un numero che dovrebbe consentire la governabilità del Paese. Come poi l’Italia verrà effettivamente governata non è questione da imbastire alla prima ora.

Eppur qualcosa si muove, qualcosa si è smosso: il tanto agognato bipolarismo che questa Italietta, messa all’indice dalla stampa internazionale come caso clinico cronico, non era mai riuscito a far suo è emerso con forza: niente più partitini, ma due nutriti gruppi parlamentari in cui è confluito il cosiddetto voto utile e per cui si è espressa la maggioranza dei votanti. Si sarà il nostro Paese anch’esso avviato sulla via illuminata delle “moderne democrazie”? Quanto è stata determinante la scelta di Veltroni di ballare da solo? In fin dei conti lui sapeva che i suoi margini di vittoria erano risicatissimi, se c’erano, e la sua decisione l’ha fatta guardando al medio termine: meglio una gallina domani che un uovo oggi. Ha così indossato i panni del riformatore e diranno gli eventi quanta ragione ha avuto.

Ma, oltre tutto questo, c’è una coincidenza che ha scandito questo voto e che merita attenzione. Esattamente 30 anni fa, si consumava in questo periodo uno degli avvenimenti più oscuri della storia della Repubblica Italiana: il rapimento e la prigionia del Presidente della DC, Aldo Moro. Un sequestro culminato circa due mesi dopo, precisamente il 9 di Maggio, con il ritrovamento del cadavere di Moro in quella via Caetani a metà strada tra piazza del Gesù, storica sede della DC, e via delle Botteghe Oscure, dove si trovava il PCI. Già da qualche anno, Berlinguer stava cercando di trovare una soluzione alla conventio ad excludendum (o conventio ad autoexcludendum, come qualcuno ha terribilmente apostrofato) che relegava fuori da certe forme di alleanza, partecipazione o collaborazione il Partito Comunista. Aldo Moro fu rapito proprio il giorno in cui si sarebbe dovuto recare a votare la fiducia al governo di solidarietà nazionale con l’appoggio del PCI. Moro sarebbe stato immolato per la ragion di Stato e il PCI sarebbe entrato nella compagine di governo.

15 Aprile 2008: la Sinistra Arcobaleno guidata da Bertinotti raccoglie solo il 3.8% delle preferenze, non raggiunge le rispettive soglie di sbarramento alla Camera e al Senato e resta, prima volta dalla storia della Costituente ai giorni nostri, fuori dal Parlamento. “Una sinistra extraparlamentare”, ha titolato il Manifesto: una sinistra che ha incassato una violenta sconfitta per avere lasciato il paese allo stallo e per aver detto di no a tutto quello che era possibile negare, non portando però alcun contributo costruttivo. Una sinistra che non si è resa conto che il governare implica una presa di responsabilità che niente ha a che vedere con la politica di opposizione. Una sinistra che è rimasta incollata ai salotti buoni ed ha continuato ad indossare pregiati cachemire, illudendosi che il suo fedelissimo elettorato non potesse mai conoscere l’infedeltà. Perdendo il contatto con il territorio. Ed uscendo bastonata da questa tornata elettorale.

1978 – 2008: curiosa coincidenza all’ombra e alla memoria di una triste ricorrenza. Un déjà vu opposto e quasi speculare che oggi rintocca come il requiem di Bertinotti (che ha annunciato le sue dimissioni) e di un’ideologia che ormai non pare avere più alcuna presa nemmeno in fabbrica. Dove invece spopola la Lega nord con la sua oratoria giustizialista, che sarà anche da galera, ma che ben sa cavalcare l’onda lunga emotiva delle paure e dell’indignazione popolare.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario