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Contratti: è arrivato il momento delle scelte

È ora di passare ai fatti

Per rilanciare il Paese occorre la riconversione dell’apparato produttivo

di Enrico Cisnetto - 12 novembre 2007

Sui contratti è il momento di decidere. Dopo la consacrazione congressuale data dalla Cisl alla sua opzione per il modello aziendale, e la conseguente accelerazione impressa da Confindustria, ora devono essere le parti a mettersi intorno ad un tavolo per ridisegnare il sistema di contrattazione, ancora legato alla modalità nazionale. Infatti, attendere una chiamata del governo – come vorrebbe fare la Cgil – per fare un accordo che sposti una parte significativa della contrattazione laddove sia misurabile, e premiabile, la produttività, non solo è inopportuno, ma rappresenta una vera e propria contraddizione in termini. Intanto perchè stiamo parlando di materia che tipicamente spetta al confronto tra imprenditori e sindacati, ma soprattutto perchè nel momento in cui s’intende restringere il perimetro della contrattazione di categoria a favore di quella decentrata, non si capisce cosa c’entri il ministro del Lavoro. Un conto è benedire la conclusione di una trattativa, altro è avviarla. E poi è chiaro che questo governo, vittima delle paralizzanti contraddizioni in cui sono le sue diverse componenti, non potrà mai assumersi la responsabilità di una scelta del genere. Se anche il ministro Damiano – del cui favore all’opzione aziendale non c’è peraltro da dubitare – si risolvesse a convocare il tavolo, sarebbe poi costretto a registrare la distanza che sappiamo fin d’ora si manifesterebbe tra le diverse componenti sindacali, e sarebbe la paralisi.

Dunque, l’iniziativa la prenda la Confindustria, che dopo le tante parole spese nei convegni, ha finalmente la possibilità di dimostrare di essere passata ai fatti, anche se solo dopo che la Fiat e a seguire altre aziende hanno “rotto il gioco” mettendo spontaneamente mano al portafoglio con anticipi in busta paga che hanno clamorosamente spiazzato il sindacato. Dalla sua avrebbe sicuramente la Cisl, che già sotto la guida di Pezzotta aveva scelto di assumere il ruolo di sindacato moderno, non conflittuale a tutti i costi. La confederazione guidata da Bonanni ha capito da tempo che per recuperare la produttività perduta, ma anche per compiere un passo avanti verso quella riconversione dell’apparato produttivo che rimane la nostra priorità assoluta, occorre individuare modelli flessibili di organizzazione del lavoro e prendere atto della diversità dei diversi mercati, arrivando a premiare le specificità aziendali, il lavoro qualificato e il merito individuale. Su questa strada saranno disponibili a muoversi anche la Uil – che nonostante qualche timidezza e cautela di troppo, non ha mai mancato gli appuntamenti decisivi – e l’Ugl, che con la segreteria Polverini ha scelto di crescere conquistando spazi nelle aziende a scapito del vecchio modello corporativo dell’arroccamento nelle categorie. Mentre la formale “chiamata” della Confindustria consentirebbe di scoprire se, come è lecito dubitare, l’Epifani che chiede il coinvolgimento del governo fa solo finta di essere disponibile o se è alla sincera ricerca di un’occasione per una definitiva resa dei conti con i massimalisti della Fiom. Insomma, ci si sieda al tavolo, si discuta, si firmi. E se qualcuno si alza e se ne va, obbedendo ancora una volta a logiche antistoriche, vorrà dire che se ne assumerà la responsabilità davanti a tutti quei lavoratori che chiedono di lavorare di più e guadagnare di più.

(www.enricocisnetto.it)

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