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Public Policy

Verso il terzo polo, verso il partito holding

È l’ora della svolta

Costruiamo e percorriamo insieme la strada per il cambiamento del nostro Paese

di Enrico Cisnetto* - 23 febbraio 2009

Forse ci siamo. Uso prudenza, non fosse altro per scaramanzia, ma ho la sensazione che finalmente qualcosa si stia muovendo in direzione della creazione di un terzo polo, estraneo al centro-destra e al centro-sinistra così come gli abbiamo conosciuti fin qui, a sua volta premessa indispensabile per rompere quel maledetto assetto bipolare che ha procurato al Paese il declino strutturale che lo ha progressivamente soffocato e marginalizzato negli ultimi tre lustri. E il superamento del bipolarismo, a sua volta, è condizione necessaria – anche se non sufficiente sul piano degli esiti finali – per chiudere l’esperienza fallimentare della Seconda Repubblica ed aprire quella della Terza, magari sancita dalla solennità di un’Assemblea Costituente.

E se davvero questo processo si è avviato, le cronache destinate a rimanere nel tempo diranno che il convegno di Liberal a Todi di venerdì e sabato scorsi ne ha rappresentato una tappa fondamentale. In quell’occasione, Pierferdinando Casini – che ringrazio per aver voluto citare nel suo intervento il lavoro di Società Aperta per l’edificazione della Terza Repubblica – ha proposto la nascita di un “Partito della Nazione”, capace di svolgere il ruolo di collante di tutte quelle forze, cattoliche e laiche, che vogliono salvare l’Italia dalla drammatica deriva in cui è scivolata.

Mi sembra giusta l’idea, che mi permetto di sottolineare è in perfetta sintonia con quanto da sempre il movimento d’opinione da me rappresentato sostiene, e mi pare buono anche il nome, visto che dopo il delirio botanico degli anni del “nuovismo” recupera il senso più alto della Politica e delle Istituzioni.

Ora, però, dobbiamo passare dall’enunciazione alla concreta realizzazione di questo progetto, e nel farlo dobbiamo stare attenti a due pericoli, tra loro interconnessi, che vedo non ancora scongiurati. Il primo è quello di ridurre la creazione del nuovo soggetto politico in una pura operazione trasformistica: l’Udc cambia nome ma rimane se stessa. E’ quello che è già successo con la nascita dell’Unione di Centro, complice la medesima sigla della vecchia Udc. E’ evidente che una certa nomenclatura spinge in questa direzione “conservativa”, ma è un errore che va evitato a tutti i costi.
vCosì come bisogna evitare che il nuovo partito sia, nei fatti, solo cattolico. E la riproposizione dell’Udc sotto altre spoglie finirebbe col far commettere anche questo secondo errore. Che sarebbe tale anche se il comportamento fosse quello laicamente degasperiano: un conto è guadagnarsi il rispetto dei laici (non laicisti), altro è convivere nello stesso partito.

Il modo con cui evitare questi pericoli l’ho scritto in quello che avrei voluto fosse il mio intervento al convegno di Todi se solo non fossi stato impedito a parteciparvi, e che Liberal ha pubblicato con grande evidenza: il partito holding, che sappia rispettare le diverse peculiarità politiche e culturali; l’assoluta e preventiva distinzione tra programma di governo e temi etici, da affidare al Parlamento (quello che è mancato nel Pd). Sono convinto, caro Casini e cari amici, che se saranno rispettate le premesse, la strada del cambiamento per questo benedetto Paese potrà davvero aprirsi. E la potremmo costruire e percorrere insieme.

*Presidente Società Aperta

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario