ultimora
Public Policy

Urge un piano finanziario strategico e operativo

È il momenti di agire

Terremoto in Abruzzo: si deve affrontare il delicatissimo problema del reperimento delle risorse

di Angelo De Mattia - 17 aprile 2009

A marzo, l’inflazione è scesa all’1,2 per cento, il minimo dal 1969; quella della zona euro allo 0,6 per cento, il minimo da quando è stato costituito l’eurosistema. Questi dati possono suscitare una sensazione di sollievo, ma sono anche sintomo dell’aggravamento del quadro congiunturale.

Dunque, mentre si intravedono i famosi segnali prospettici del rallentamento della forza della recessione – di cui al recente Bollettino economico della Banca d’Italia – e mentre si osserva che la recessione sta peggiorando i conti pubblici, con le entrate che registrano un forte calo, il gettito delle imposte indirette che si riduce e la spesa primaria che cresce a un tasso superiore a quello del biennio precedente, si deve affrontare il delicatissimo problema del reperimento delle risorse per la ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo. E’ un impegno assolutamente prioritario. A esso uno Stato che si rispetti subordina ogni altro impegno.

Ma, se il contesto finanziario è pur esso martoriato, appare tuttavia intempestivo sin d’ora introdurre l’ipotesi di un aumento dell’imposizione diretta – limitata o no che sia a particolare fasce di reddito – o, comunque, delle “una tantum”, per di più mentre si verifica l’accennato andamento degli introiti. Naturalmente, va preliminarmente verificata la fondatezza della cifra – 12 miliardi – occorrente per la ricostruzione, che è stata diffusa nel dibattito dopo le affermazioni del Ministro dell’Interno: un importo che a non pochi è sembrato eccessivo, almeno a questo stadio di conoscenze o, comunque, frutto di un raffronto, troppo leggermente instaurato, con le esigenze della ricostruzione dopo il terremoto dell’Umbria e delle Marche.

In ogni caso, quella fiscale dovrebbe essere la via che viene imboccata solo quando – dopo un rigoroso esame, organico, puntuale – dovessero risultare impraticabili altre scelte. In tale evenienza, si potrebbe cominciare a prevedere un iniziale intervento su alcune imposte indirette (sigarette, giochi, etc.). Intanto, occorrerebbe ricorrere, per la provvista, a drastiche procedure per la razionalizzazione della spesa e per il risparmio di risorse, a partire, per quest’ultimo caso, dagli oneri da sostenere per lo svolgimento del referendum sulla legge elettorale che non fosse – come dovrebbe essere - abbinato alle elezioni europee e amministrative.

Poi, andrebbe valutata più direttamente, di concerto con le Autorità europee e internazionali, l’ipotesi dell’adozione del cosiddetto scudo fiscale per il rientro in forma anonima, e previo assolvimento di una imposta, dei capitali investiti nei centri offshore, accompagnata da una disciplina sanzionatoria assai pesante per coloro che non si mettano in regola in un determinato periodo e senza alcuna indulgenza, ovviamente, per eventuali ipotesi di reato connesse a operazioni finanziarie attraverso i paradisi fiscali. L’introito dello Stato viene previsto in somme anche esse decisamente elevate – 8 miliardi – e senza tener conto dei tempi occorrenti per l’adozione della nuova disciplina e per la riscossione del tributo.

Tuttavia, il gettito sarebbe significativo, qualora vi fosse un rientro di capitali oggi stimato in cifre che superano abbondantemente i 300 miliardi. E, a proposito di Autorità europee, nel finanziamento della ricostruzione un ruolo importante spetta alla possibilità di considerare gli interventi dello Stato, soprattutto quelli per il ripristino delle infrastrutture, al di fuori dei parametri del Patto di stabilità e crescita. Puntualmente è stato ricordato, in questi giorni, l’art. 100 del Trattato Ce il quale, al secondo comma, prevede che, qualora uno Stato membro si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può concedere a determinate condizioni un’assistenza finanziaria comunitaria allo Stato membro interessato.

Il sostegno europeo dovrebbe valere anche per tutte le altre risorse della Comunità alla quale si può attingere, anche a prescindere dalle attuali circostanze straordinarie. Al di là della querelle sul cinque per mille – a proposito della quale è necessario che il Governo faccia conoscere in maniera compiuta e trasparente la sua definitiva posizione – vi è poi un ruolo che spetta svolgere alle istituzioni pubbliche, in particolare alla Cassa depositi e prestiti, sia come organo dello Stato nella possibile anticipazione di fondi, sia come struttura finanziaria per il sostegno delle opere di interesse pubblico e sociale.

Un compito nella ricostruzione è necessario che venga assolto anche dalle fondazioni ex bancarie e dal sistema creditizio, nel quadro delle istituzionali possibilità operative, in ipotesi anche con il concorso dello Stato con contributi in conto capitale o in conto interessi. Vi è, altresì, uno spazio che, ovviamente, può e deve essere occupato dall’iniziativa economica privata.

Sarebbe fondamentale disporre di un piano finanziario strategico e operativo della ricostruzione, da redigere, sotto il coordinamento del Governo, in maniera trasparente e con le più ampie convergenze politiche, sociali, territoriali. Si potrebbe dare il segnale di un modo radicalmente nuovo di affrontare l’emergenza anche sotto il profilo finanziario, unendo rigore economico, solidarietà - ampia, sostanziale, non solo a parole - trasparenza massima e partecipazione. Questi fattori consentirebbero anche un passaggio più condiviso a eventuali forme più onerose di sostegno da parte dei cittadini.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario