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Sarà sufficiente la manovrina del Governo?

È arrivato il momento delle azioni concrete

La strada percorribile per uscire della crisi è quella di dare atto alle riforme di struttura

di Angelo De Mattia - 24 giugno 2009

Nulla dies sine linea, a proposito della crisi: ieri sono stati i dati Ocse sull’economia che, nell’area, si contrarrebbe, nel 2009, del 4,3 per cento, mentre il ritorno alla crescita avverrebbe solo nel 2011, ma sono stati anche i dati sul livello della spesa previdenziale in Italia, il più altro fra quelli dei Paesi Ocse e sulla fiscalità delle pensioni, quasi doppia rispetto alla media dell’area. La stessa Organizzazione rileva che la risposta data dal Governo italiano alla crisi, insieme con la relativa solidità del sistema bancario, ha contribuito a contenere la percezione del rischio di bilancio da parte dei mercati finanziari.

Non sarebbe, tuttavia, giustificabile una posizione di inoperosa attesa, nella soddisfazione di come finora ci si è comportati. Un’altra via da percorrere esisteva ed è tuttora, a fortiori, percorribile, anche per le osservazioni dell’Ocse sul trattamento pensionistico. Avrebbe consentito pure di contenere meglio l’accennato rischio, ma avrebbe dato un serio impulso alla crescita: ci si riferisce alla necessità di porre mano alle riforme di struttura e, contemporaneamente, stimolare la domanda aggregata.

E’ opinione diffusa che il prossimo autunno sarà duro, innanzitutto per l’occupazione, in specie per quella precaria. Finora l’attenzione è stata concentrata sulla finanza, molto meno sull’economia reale, nonostante fosse chiaro che i problemi della prima si sarebbero scaricati sulla seconda.

Qualche esperto ipotizza addirittura una recessione a doppia V. Dal canto suo, Sarkozy opera un’altra “rupture”, preannunciando un maxi prestito di Stato per alimentare la crescita nelle infrastrutture, nella scuola, nella ricerca, nella riconversione ecologica. Il rapporto deficit-pil previsto per quest’anno va oltre il 7 per cento, ma il Presidente francese si dissocia dichiaratamente dalla politica del rigore.

Ovviamente, l’Italia, con le sue difficoltà strutturali e contingenti, non è la Francia. E, d’altro canto, sono reiterate le sollecitazioni della Bce perché venga progettata una exit-strategy dalla crisi che tenga innanzitutto d’occhio l’equilibrio dei conti pubblici. Ma, se la linea Sarkozy non è sicuramente recepibile in blocco, è lo spirito che la anima che può parlare anche all’Italia.

E’ sufficiente la manovrina del Governo che si profila per venerdì prossimo a prevenire le sopravvenienti gravi difficoltà dei mesi post-agostani? Certo, la misura della detassazione degli utili reinvestiti e i bonus vari per l’occupazione e la continuità aziendale sono in astratto, e con riserva di conoscerne la struttura in dettaglio, provvedimenti opportuni, al di là della capacità di produrre utili in questa fase e della conoscenza delle somme che il Governo concretametne stanzierà. Restano, tuttavia, provvedimenti settoriali.

Nel contempo, si aggravano le difficoltà del ricorso al credito sia per il deterioramento dell’economia, che incide sulla domanda, sia per le difficoltà dell’offerta dovute ai problemi della provvista e al rischio di credito. Crescono le sofferenze. A molti banchieri spetta ancora di dare prove convincenti di svolgere al meglio il proprio mestiere durante la crisi.

In queste condizioni occorrerebbe uno scatto di reni, una determinazione a promuovere una politica di forte stimolo all’economia, che abbia presenti sia gli impulsi alla Sarkozy, sia i vibrati richiami di Trichet sulla finanza pubblica e sull’exit strategy, se e per quando l’exit sarà possibile, tenendo in conto che un forte anticipo delle misure di fuoriuscita potrebbe aggravare le attuali difficoltà.

Passato il periodo elettorale, occorrerebbe “tornare allo Statuto”, parlare finalmente di economia e di politica economica, varare non una manovrina – accompagnata da uno “scudo fiscale” ancora in gestazione e, per quel che se ne sa finora, congegnato in modo insoddisfacente - ma un organico insieme di misure che prendano di petto le riforme strutturali. Nelle ultime righe delle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia si sosteneva che una riforma degli ammortizzatori sociali, la ripresa degli investimenti pubblici, le azioni di sostegno della domanda e del credito possono avere gli effetti sperati se coniugati come riforme strutturali.

E ciò non solo per rassicurare i mercati, ma perché queste riforme costituiscono la piattaforma della crescita futura. Nel giorno della lettura della relazione è stata unanime la condivisione di queste considerazioni. Ora sarebbe venuto il momento più opportuno per passare, coerentemente, alle azioni concrete, superando la politica dei piccoli passi e dei difficili equilibrismi.

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