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Quelli del tutto e subito

Italicum, riforme istituzionali, un solo vincolo di fiducia, la frammentazione delle opposizioni. Mischiate gli ingredienti con Renzi e dalla paralisi si rischia di passare ad un vortice inarrestabile.

di Massimo Pittarello - 30 aprile 2015

Quando niente e quando troppo. L’Italicum è passato, il ddl riforme istituzionali è a metà percorso, Matteo Renzi residente stabile a Palazzo Chigi. Tre elementi che, singolarmente sono la fisiologica reazione ad anni di immobilismo nei rispettivi campi ma che, sommati, potrebbero costituire un pericoloso eccesso.

In passato ogni iniziativa per superare l’attuale sistema istituzionale e, in particolare, il bicameralismo perfetto, è sempre naufragata nel nulla. A lungo siamo rimasti impantanati in un modello unico al mondo e che ci obbliga a doppi passaggi parlamentari e doppio vincolo di fiducia, che ha moltiplicato i veti, allungato i tempi, complicato le procedure. Con tutti i dubbi e gli interrogativi esistenti su diversi aspetti della riforma costituzionale, è indubbio che essa rappresenti una novità radicale potenzialmente in grado di scardinare un sistema istituzionale ingessato.

Noi, però, siamo quelli del tutto e subito, incapaci di avanzare per gradi. L’Italicum è partito “con il più ampio consenso possibile”, passato al Senato grazie ai voti di Forza Italia, ma su cui il governo ha messo la fiducia. Sommate legge elettorale e riforme istituzionali e avrete di fronte il potenziale mutamento radicale del nostro sistema politico-istituzionale. Finalmente, dirà qualcuno. Certo, ma guai a sottovalutare il terzo elemento: Matteo Renzi a Palazzo Chigi.

Dopo un “re che non governava” (Berlusconi) e primi ministri ostaggio delle fazioni interne (i governi del centrosinistra), l’attuale premier ha rivoluzionato il metodo di gestione del potere. Ha nominato amici e fedelissimi nei centri di comando, ha costituito una sorta di “governo informale” a Palazzo Chigi che ha esautorato i ministri ufficiali, ha abolito il pre-consiglio dei Ministri, approva decreti che vengono pubblicati in Gazzetta Ufficiale più tardi di qualunque altro nella storia, interrompe i Consigli dei Ministri per twittare o rilasciare qualche dichiarazione alla stampa. Finalmente il ritorno della politica, di qualcuno che è in grado di decidere, gioiscono in molti e ovviamente il successo di Renzi è dovuto anche a questa sua immagine, che in qualche modo l’elettorato aspettava da tempo.

Però, se è vero che la costituzione materiale non si compone solo delle norme formali, ma anche dalla realtà e dai poteri effettivi, qui si rischia di passare da un eccesso ad un altro. L’attuale premier si muove con disinvoltura e piega parlamento e minoranze al suo volere anche con l’attuale sistema istituzionale, qui che a Berlusconi “non permetteva di governare”.

Ora, date al giovin fiorentino una maggioranza schiacciante in una sola Camera, un solo vincolo di fiducia, la frammentazione delle opposizioni, una legge elettorale fortemente maggioritaria, la riforma in senso governativo della Rai, uno Iphone con connessione a internet e qui, dalla paralisi più totale si rischia di passare, da un eccesso all’altro ad un vortice inarrestabile. In medio stat virtus, diceva Aristotele. Beato lui.

(twitter @gingerrosh)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario