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Public Policy

Dalla Farnesina a Bruxelles?

Mogherini forse

La strada tra l'attuale capo della Farnesina e la poltrona di Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea appare in salita. Ecco perché...

di Massimo Pittarello - 04 luglio 2014

La cosa più importante su cui può contare Federica Mogherini per diventare Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea è di essere italiana. Non perché l’orgoglio italico sia improvvisamente diventato un potente strumento di pressione internazionale, né perché la nuova legislatura comunitaria inizia con al presidenza italiana del semestre, e tantomeno perché è italiano il partito in assoluto più votato alle ultime elezioni europee (il Pd). No, la ragione per cui l’attuale ministro degli esteri italiano può diventare Mister Pesc è assai più materiale e allo stesso tempo più strategica.

Di fronte all’Europa c’è la complicata questione geopolitica del rapporto con la Russia e la malcelata voglia di espansionismo di Putin. In Ucraina c’è una quasi guerra quasi civile, potenzialmente in grado di evolversi in di assi peggiore. Con gasdotti e oleodotti che dalle terre di Santa Madre Russia, passando per i terreni di Kiev, trasportano gli idrocarburi che scaldano le nostre case e alimentano le nostre industrie, la situazione è complessa e potenzialmente esplosiva. Non a caso, in ragione della dipendenza energetica da Mosca, le posizioni più morbide sulla crisi Ucraina sono infatti, state prese dai Paesi energeticamente più vulnerabili: prima tra tutti la Germania, poi l’Italia.

Adesso c’è da nominare il capo della diplomazia europea, che per i prossimi anni dovrà occuparsi principalmente della vicenda dell’Ucraina. La nomina di un tedesco, tra cui il super candidato dell’Spd ed ex ministro degli esteri, Frank-Walter Steinmeier, oltre ad essere difficile per l’egemonia che Berlino già ha sui temi economici e di bilancio europei, sarebbe sbilanciata su posizioni filorusse. Quella di un inglese su posizioni filoamericane: un eccesso, a meno di non voler andare allo scontro frontale. Un francese, in questo momento, sarebbe poco autorevole vista la debolezza politica dell’Eliseo, soprattutto se in lizza ci sono due socialisti (Laurent Fabius e Elisabeth Guigou). Un esponente dei Paesi dell’est-Europa, pericolosamente anti-russo, visto che in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria i ricordi dei tank sovietici che bloccano le strade non sono ancora svaniti. E infatti dovrebbe saltare la candidatura della bulgara Kristalina Georgieva, commissario europeo uscente alla Cooperazione Internazionale, come quella del ceco Štefan Füle, attuale commissario europeo per l'Allargamento e del ministro degli Affari Esteri slovacco, Miroslav Lajč. Molto più rumore ha provocato il tonfo del pretendente polaccoRadek Sikorski, per una storia – già denominata Vistulagate – che inquieta e fa riflettere. “La cooperazione con gli Stati Uniti è un’inutile e totale stronzata” avrebbe detto in una conversazione intercettata illegalmente (e tutti pensano agli eredi del Kgb una volta guidato da Putin), rincarando la dose con un “finiremo in guerra con i tedeschi e con i russi, e pensiamo che tutto vada bene perché abbiamo fatto un pompino agli americani. Siamo dei perdenti”. Un incidente diplomatico forse esploso proprio per compromettere la sua candidatura. Tra gli altri pretendenti c’è l’olandese Frans Timmermans, che sconterà la presenza di un altro “orange”,Jean Claude Junker, come presidente della Commissione europea.

Due sono i grandi ostacoli per l’attuale capo della Farnesina. Dall’estero, il ministro degli Esteri della Svezia, Carl Bildt, che ha da tempo presentato la candidatura. Dall’Italia Massimo D’Alema. Di certo non il favorito di Renzi, ma un nome suggerito dalle principali cancellerie europee perché più esperto e affidabile.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario