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  • 20150910 - Un Senato pieno di insidie

Riparte il ddl Boschi

Un Senato pieno di insidie

Minoranza Pd, Berlusconi e verdiniani: tutte gli ostacoli sulla strada della riforma Costituzionale

di Massimo Pittarello - 10 settembre 2015

Si dovrebbe costruire il domani, e invece si pensa solo all’oggi. La riforma costituzionale in discussione al Senato potrebbe ridefinire l’assetto istituzionale per i prossimi decenni ma, more solito, per politici alle prese con faide di partito, funzionari timorosi di perdere il posto, leader in procinto di scomparire, più che quelli della Repubblica negli anni a venire gli interessi da tutelare sono solo i propri, immediati e contingenti.

Berlusconi, per esempio, è pronto a barattare il suo appoggio in cambio di modifiche a proprio favore alla legge elettorale (premio alla coalizione invece che alla lista). Ora, o la riforma è buona o non lo è, c’è poco da contrattare. Ma se da lui, “imprenditore prestato alla politica”, c’era da aspettarselo, qualche perplessità sorge sul comportamento di chi è cresciuto all’ombra della disciplina comunista. La minoranza vuole a tutti i costi reintrodurre l’eleggibilità diretta dei senatori, ma il vero obiettivo è palesemente la guerra a Renzi. Non a caso l’argomento, da tecnico, è ormai solo politico. Per i 25 dissidenti del Pd, di cui molti già pronti a cedere, la domanda è semplice: sono pronti a far cadere il governo e tornare alle urne, visto che sull’articolo 2 non si tratta?

Renzi vuole e deve andare spedito sulla riforma del Senato perché altrimenti il “suo” Italicum sarebbe inefficace. Il rischio di combinare pasticci pur di essere veloci, però, è alto sia per gli instabili equilibri parlamentari sia perché a mettere i bastoni tra le ruote c’è anche il personale del Senato, dalla base fino al vertice. Come conferma un dipendente del Senato, infatti, “alla stesura di alcuni emendamenti della minoranza abbiamo contribuito anche noi”. Alti funzionari, invece, come la segretaria generale Serafin, hanno lavorato ad un “dossier” per evidenziare le lacune della riforma. Senza dimenticare che il presidente Grasso, dopo aver sperato vanamente di arrivare al Quirinale, starebbe sognando di sostituire Renzi. Forte della sua vicinanza ai bersaniani e delle simpatie grilline, il presidente potrebbe lasciare spazio alle istanze delle opposizioni, aprendo la strada verso il fallimento della riforma. Per esempio, contraddicendo Finocchiaro e Napolitano, potrebbe dichiarare ammissibili gli emendamenti all’articolo 2 della riforma.

Ora, è pacifico che il tempo dei grandi statisti sia finito, ma un pizzico di lungimiranza non guasterebbe. Si può discutere di ruoli e funzioni del nuovo Senato, se debba essere luogo di conciliazione degli interessi di Stato e Regioni sul modello del Bundesrat tedesco, se debba sostituire la Conferenza Stato-Regioni, sul rapporto fiduciario con il governo, ma non si può contrattare ogni modifica pensando al proprio interesse, come fossimo dentro ad un suk del Cairo. Tanto più che una riforma di questo genere dovrebbe durare anni.

In ogni caso, gli ostacoli sono tanti per il governo. Se, come probabile, in quest’ultima fase della “prima lettura” il Senato modificherà qualcosa del ddl Boschi, la Camera dovrà rivotare, con il testo che tornerà a Palazzo Madama non prima di dicembre, e solo lì si chiuderebbe la seconda lettura, con la terza e la quarta prevedibili per la primavera 2015 e il referendum non prima di ottobre 2016. Solo nelle ultime votazioni servirà la maggioranza assoluta e il timore è che, dopo aver incassato l’appoggio del neonato gruppo dei verdiniani (a questo punto, statisti disinteressati..) in questo lasso di tempo anche Renzi andrà alla ricerca di appoggi esterni, offrendo ovviamente qualcosa in cambio. E’ politica, d’accordo, ma un minimo di senso dello Stato non è mica vietato. (twitter @gingerrosh)

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