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  • 20150708 Perché all’Europa conviene la Grexit

Le conseguenze del referendum

Perché all’Europa conviene la Grexit

A governi ed europeisti conviene che la farsa finisca in tragedia

di Massimo Pittarello - 08 luglio 2015

Spingono affinché sulla Grecia si arrivi ad un accordo, ma forse qualcuno di loro starà anche sperando nel disastro. Tutti, da Renzi a Merkel, da Hollande a Rajoy, hanno lanciato allarmi e ora si mostrano preoccupati per i molteplici rischi conseguenti alla vittoria del “no” al referendum indetto da Tsipras “contro” Bruxelles: la fine dell’irreversibilità dell’euro, debiti inesigibili di Atene (36 miliardi verso l’Italia), potenziale entrata della Grecia nella sfera d’influenza russa, panico sui mercati, contraccolpi sui debiti e sull’economia. D’altra parte, però, nel probabile caso in cui non si arrivasse ad un accordo, i governanti europei potrebbero riscuotere un inaspettato vantaggio elettorale nei confronti dei partiti e movimenti “antisistema” ed “euroscettici”. Sia in caso di default che di uscita dall’euro, infatti, per un lungo periodo la Grecia finirebbe nel caos. Non ci sarebbero solo le attuali file notturne davanti ai bancomat, ma sessantenni privi di lauta pensione (sì, in Grecia vanno in pensione a 58 anni e sì, ricevono all’incirca quanto i tedeschi), dipendenti pubblici senza stipendi, risparmi a rischio, ospedali, scuole e trasporti che potrebbero smettere di funzionare. Non più solo tafferugli per le strade di Exarchia, ma le immagini di un paese devastato nel suo complesso non sono certo una bella pubblicità per leghisti, lepenisti, grillini e vari nostalgici delle monete nazionali. A quel punto, anche il più intransigente degli antieuro dovrà spiegare come realizzare la sua bellicosa propaganda senza finire come i nuovi poveri fotografati in Grecia. Anzi, sarebbe inevitabile il montare della paura di un futuro incerto tra i popoli europei per le conseguenze del “no” all’euro. Un conto, infatti, è invocare il “ritorno alla lira” o “alla dracma” nei talk show i, un altro è farlo in concreto, pesandone gli effetti sulla vita quotidiana.

Non è un caso che Salvini, dopo aver invitato gli italiani a “fare la fila ai bancomat per dare un segnale all’Europa”, abbia invertito la rotta, affrettandosi a dire che “un’uscita unilaterale dall’euro sarebbe un casino”. Sul tema Renzi non ci ha messo la faccia, ma si è limitato al dovere istituzionale, avendo forse intuito che a livello elettorale il crack della Grecia potrebbe portargli inaspettati vantaggi. Anche se Padoan ha sottolineato che “l’uscita della Grecia dall’euro non è mai stata una opzione”, sono gli stessi errori genetici della moneta unica ad essere portatori (in)sani di questa eventualità. Dopo anni di crisi, troika, recessione, spread e populismi, siamo alla resa dei conti.

Nella sua storia l’Unione europea è stata giudicata da 38 referendum in 22 Stati, con 29 voti favorevoli e 9 contrari. Questo è forse l’unico caso in cui per l’Unione la sconfitta potrebbe essere politicamente più utile di una vittoria. Ora, se si dovesse arrivare ad un accordo in extremis, gli altri Paesi commissariati avanzerebbero proteste, si aggraverebbero subito le accuse veementi contro “l’Europa delle banche” e i ricatti della “nazi-finanza”, con l’insostenibile debito ellenico e l’inadeguatezza delle riforme greche che rimarrebbero problemi aperti sul tavolo. Per i leader dei partiti europeisti, poi, continuerebbe l’emorragia di voti in corso da mesi e per l’Europa, salvo improbabili cambi di rotta, si aggraverebbe il crollo di consenso e credibilità.

Invece, con il default o la Grexit, si aprirebbero uncharted waters (Draghi dixit), un territorio inesplorato in cui le profezie dei nostalgici della “liretta” saranno messe alla prova dei fatti, delle pensioni e degli stipendi non versati, dei debiti non onorati, della macchina pubblica che va in tilt. Sarà anche un calcolo alla House of Cards, ma le immagini della fame che entra in Grecia proprio quando esce l’euro potrebbero poi non dispiacere più di tanto a leader europei in profonda difficoltà verso i partiti antieuro.

(twitter @gingerrosh)

 

 

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