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Il folle volo

Icaro, Ulisse o Peter Pan? Vedremo. In politica non si può mai dire.

07 maggio 2015

Viviamo tempi confusi. Su quest’affermazione, credo, si può trovare un accordo bipartisan, nella nostra Italia attraversata da intemperie quotidiane eppure sempre uguale a se stessa, nei secoli infedele a quei pochi, basilari princìpi che fanno di un gruppo considerevole di persone parlanti più o meno la medesima lingua, un popolo, una nazione, uno Stato.

Divisi su tutto, polemici per natura, ricercatori ossessivi di peli nell’uovo, temo seriamente che il passare degli anni non abbia lavorato a nostro favore, smussando angoli, correggendo difetti, regalando esperienza e saggezza, come dovrebbe fare il tempo per sua specifica caratteristica.

Sarà colpa della società mediatica, corroborata dalla robusta iniezione di litigiosità indotta dall’esplosione dei social network, non-luogo magico per certi versi provvidenziale, dove la gente si azzuffa con livore sordo sì, ma lo spargimento di sangue è almeno solo virtuale.

Sarà perché il ventennio berlusconiano non ha contribuito certo allo sviluppo della coscienza individuale, orientata anzi, e sapientemente, alla regressione verso categorie assai poco raffinate o progressive del pensiero, politico e non.

Sarà colpa della crisi, che certamente annebbia le idee e poi una citazione la merita sempre.

Fatto sta che ci ritroviamo ad accapigliarci perfino sul sofferto distacco dalla big mama del Partito Democratico di un gigante della politica come Pippo Civati. Il quale, per lunghi anni timido passerotto dilaniato da timori e lamentose paturnie, ha rotto gli indugi volgendo il broncio sbarazzino in direzione dell’ignoto e, tirato un respiro profondo, ha spiccato il volo verso l’infinito e oltre, assaporando finalmente l’agognata libertà dal cattivo patrigno Matteo Renzi.

E fregando sul tempo il compagno di giochi, di mille partite a nascondino, il gemellino sgraziato Matteo Fassina rimasto nel nido una frazione di secondo di troppo, forse fatale o forse chissà, salvifica.

Icaro, Ulisse o Peter Pan? Vedremo. In politica non si può mai dire.

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario