ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Rubriche » 
  • IMHO » 
  • Dulcis in derby

Saluto romano

Dulcis in derby

Città eterna, eterni problemi. Ma anche il derby di lunedì? Marino batti un colpo!

di Giorgio Cavagnaro - 29 maggio 2015

Lo confesso, sono romano. Non di sette generazioni, come chiaramente denuncia il mio cognome genovese, ma insomma abbastanza. E come tutti i romani ho un rapporto di amorosi sensi con la mia città. La amo, e sotto sotto sono convinto che anche lei mi ami, in quel suo modo noncurante, al limite della strafottenza.

Chi non mi ama invece, ci scommetto, è il sindaco Ignazio Marino. E fin qui, pazienza. Perché dovrebbe amarmi visto che non perdo occasione, come ho fatto in modo ancora più implacabile col suo predecessore Gianni Alemanno, di puntare il dito accusatore sulle sue proverbiali, infinite lacune? O lagune, viste le placide distese d’acqua che spuntano puntuali nel territorio urbano, senza antidemocratiche distinzioni tra centro e periferie, a ogni pioggerella primaverile?

Lasciamo perdere i problemi personali, come il progressivo disfacimento della colonna vertebrale da dissesto stradale, che comincia ora a colpire, oltre a noi popolo a due ruote, anche gli automobilisti.

Lasciamo perdere i lavori incompiuti da decenni, come la viabilità che si presenta all’attonito guidatore tra Piazzale Flaminio e il lungotevere, una volta smaltita la lunga, tradizionale coda del Muro Torto (un evergreen mondiale che tutti conoscono e in fondo apprezzano, se vissuta col giusto relax). La vivace via Cola di Rienzo è lì, apparentemente a portata di mano, ma in realtà sfuggente e irraggiungibile come un’oasi nel deserto.

Lasciamo perdere i lavori mai iniziati, uno per tutti la ricomposizione della frana  che scese tranquillamente a valle nel lontano 2007 dai Monti Parioli, dimezzando la viabilità sottostante e che è ancora lì, transennata a futura memoria.

Lasciamo perdere lo studio globale della viabilità cittadina, così naif da essere apprezzato se non altro per pura creatività infantile. Come anche la totale, risoluta rinuncia a ogni sia pur minimo tentativo di segnaletica stradale intelligibile, talmente condivisa da generazioni di amministrazioni comunali capitoline da far intuire a monte motivazioni serie e complesse, anche se incomprensibili alla plebe.

Lasciamo perdere la tristezza infinita che si prova, impegnati a fondo nel tentativo di uscire vivi dall’inferno che è oggi Piazza Venezia, occhieggiando la maestosa, inutile via del Fori Imperiali sbarrata dalle solite inguardabili transenne e presidiata a vista dalla polizia in stile vopos de noantri.

Lasciamo perdere i delirii cicloamatoriali nella città meno adatta del mondo a prendere come modello Amsterdam o, più modestamente, la bassaiola Modena.

Lasciamo infine perdere la sporcizia diffusa e tracimante, l’evidente dominio assoluto di tassisti e vigili urbani sulla città che fu di Cesare Augusto e, dulcis in fundo, il senso di completa abdicazione al tentativo di controllo legalitario del territorio a qualsiasi livello, dalla sosta in quarta fila alle malefatte della criminalità sempre più organizzata e trionfante.

Non voglio parlare di tutto questo, il mio stato di civis romanus ne risente oltre il sopportabile.

Ma sarebbe stato chiedere troppo che il sindaco, non un assessore qualsiasi, il sindaco Marino in persona dicesse qualcosa, non importa se di sinistra o meno, sulla decisione, presa da ben altre autorità, di spostare il derby Roma – Lazio a un lunedì feriale con i rischi e i disagi che l’assurdo diktat ha comportato?

Mi sarei accontentato di questo. Un segnale, seppur flebile, di esistenza in vita.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario