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  • 20160825 - L'impronta dell'uomo

Migranti e alieni

L'impronta dell'uomo

L’opinione pubblica percepisce il flusso migratorio come una guerra difensiva

di Giorgio Cavagnaro - 25 agosto 2016

Ogni uomo, si dice, lascia un segno nel corso del suo passaggio effimero su quella sfera (così affascinante per i viaggiatori assetati di conoscenza, così impervia per chi tenta di percorrerne piccoli, decisivi tratti verso orizzonti incerti) che chiamiamo la nostra Terra.

Quando assistiamo a un film di fantascienza raramente ci meravigliamo del fatto che gli alieni, abitanti in genere ostili di pianeti o entità extraterrestri, siano rappresentati tutti uguali tra loro. Che gli si attribuisca una forma umanoide o spaventosamente mostruosa, sono sempre morfologicamente omogenei e monoliticamente solidali nel loro approccio, bellicoso o pacifico che sia, nei confronti del nostro pianeta che si accingono a invadere o semplicemente a visitare. Fermandosi appena un momento a riflettere, è facile comprendere come un esempio concreto, tangibile, contiguo alla nostre singole esperienze di vita quotidiana sia in atto tutti i giorni, da anni e anni. Non science fiction, come va di moda chiamarla oggi, ma realtà drammatica. Non guerre stellari ma uomini in fuga con cui confrontarci. Persone che ci assomigliano ma che consideriamo diverse da noi. Alieni che bussano ai nostri confini, e bussano forte.
Houston, abbiamo un problema.

Al cinema di solito la Terra, i suoi abitanti, fanno quadrato contro gli alieni, i governi dimenticano i conflitti politici, la razza umana, forte di un’unità miracolosamente ritrovata, sconfigge l’invasore dopo una battaglia all’ultimo sangue. Qui, oggi, sul pianeta Europa e non solo, le cose stanno in modo diverso. L’invasione degli ultracorpi che chiamiamo migranti pone questioni morali, sociali, politiche ma soprattutto umane di proporzioni immense. L’opinione pubblica, in percentuale assai cospicua, tende a non cogliere la portata del fenomeno, preoccupata come è normale che sia del proprio particulare. E percepisce il flusso migratorio sempre più come una guerra difensiva. Ed è inutile negare che, in qualche misura, lo sia. Pochi conoscono i meccanismi che le nazioni stanno, con grande fatica e tra mille difficoltà, tentando di allestire per far fronte a una situazione che appare sempre più critica col passare dei mesi, soprattutto per paesi di frontiera come il nostro.
Ce n’è uno, tra questi meccanismi, che mi colpisce più degli altri per la sua valenza simbolica.

Il problema numero uno, il primo in ordine di tempo e di importanza per la successiva organizzazione di un’accoglienza civile e razionale è l’identificazione del migrante, che nel 99% dei casi viaggia privo di documenti e, per giunta, spesso ritiene non conveniente per la gestione del suo futuro dichiarare generalità autentiche. Si rende per questi motivi necessario il “fotosegnalamento” ossia l’acquisizione dei suoi elementi descrittivi, fotografici, antropometrici. E delle sue impronte digitali.
La cosiddetta identità dattiloscopica può però non coincidere con quella anagrafica e questo innesca, per forza di cose, ulteriori complesse attività che richiedono la collaborazione del paese di origine dello straniero. E tutto ciò è solo l’inizio, il battesimo dell’alieno che chiede asilo in un mondo nuovo, che lo guarda con malcelata diffidenza se non con aperta ostilità.

L’impronta dell’uomo, la traccia del suo viaggio senza teletrasporto o astronavi da un pianeta all’altro, torna a essere il segno elementare, primigenio della sue mani. Alle quali, unico strumento disponibile, il migrante affiderà la costruzione di un futuro che si presenta fatalmente durissimo, spesso ancora più di quello temuto nella patria d’origine.

 

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario