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Consigli di buon cinema

Dio Esiste!

Tra cinepanettoni e sbanca-botteghini una pellicola di nicchia da non perdere

di Giorgio Cavagnaro - 21 dicembre 2015

Circola nelle nostre sale, col tipico successo di nicchia riservato alle pellicole spinte dal vento salubre del passaparola, un film curioso e sorprendente. Si chiama “Dio esiste e vive a Bruxelles” e al titolo potete letteralmente crederci.

Programmato qui da noi in novanta cinema, ha superato i 113mila spettatori e i 710mila euro di incasso, diventando il miglior esordio tra le uscite d’essai della stagione. Successo più che meritato per un film originale e divertente, dal quale il cinema italiano attuale avrebbe non poco da imparare.

Il Dio immaginato dal regista ex enfant prodige belga Jaco van Dormael (“Toto le heros” e “Mr. Nobody”) e incarnato dal travolgente Benoit Van Poelvert vivacchia davvero a Bruxelles, in un bilocale con moglie un po’ suonata ed Ea, figlia adolescente annoiata e ribelle.

E con ragione, perché il nostro Dio è davvero un pessimo soggetto.

Di indole malvagia e dispettosa, gioca con le umane sorti per il suo personale sollazzo e si diverte come un matto a creare in giro dolore e sofferenza, armeggiando col pc nel suo studio-archivio inaccessibile ai famigliari.
La ragazzina, esasperata dalla situazione ma animata da propositi lodevoli, riesce a fuggire rocambolescamente dalla casa-galera dopo aver forzato il computer paterno e si mescola agli uomini con l’intenzione di promulgare il Nuovo Nuovo Testamento: uno scherzo che Dio e il mondo intero si ricorderanno per un pezzo.

Non ne svelo il dettaglio per non rovinare il piacere della visione, ma il meccanismo che la determinata Ea mette in moto cambia davvero le carte in tavola all’umanità. In particolare Ea avrà cura di seguire personalmente, accompagnata dal clochard che ha scelto come aiutante, le vicende e le reazioni di quattro persone, messe di fronte alla nuova, imprevedibile situazione venutasi a creare sul pianeta. Tra queste una Catherine Deneuve incantevolmente agèe, scelta espressamente da Van Dormael per l’ennesima lezione di cinema che molti nostri autori faticano a metabolizzare, persi in storie dal respiro asfitticamente limitato.
Qui invece l’imprinting di stile decisamente internazionale (facile avvertire gli echi visionari della produzione di Wes Anderson e del “Favoloso mondo di Amélie” di Jean Pierre Jeunet), garantisce una sostanziosa marcia in più al film senza nulla togliere al divertimento e alla fluida godibilità della storia, e permettendosi anche un lieto fine che è un omaggio alla parte più sottovalutata dell’ universo femminile.

Da vedere prima che sia troppo tardi.

 

 

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario