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  • 20151127 Carne da macello

Esasperato dibattito animalista

Carne da macello

Dei danni e delle sterili polemiche che genera l'idolatrante amore per gli animali

di Giorgio Cavagnaro - 27 novembre 2015

Tra le tante divisioni che dilaniano l’Italia, se n’è aggiunta negli ultimi anni una di cui, con un briciolo di buon senso, ci si potrebbe liberare.

Parlo della disputa, accesissima, tra i cosiddetti animalisti e coloro che sentono con minore urgenza le problematiche connesse al trattamento e, in generale, alla considerazione riservata alle bestie.

I social network sono talmente presi d’assalto da comunicazioni che riguardano cani, gatti, criceti, uccellini, spesso sfociano in battibecchi e litigi, che la questione merita di essere analizzata con calma.

Credo che a parte una minoranza, sparuta ma sempre presente per motivi fisiologici, si possa ragionevolmente affermare che nessuno, in generale, odi gli animali. E allora? Allora la faccenda tracima, invade tematiche e stati d’animo più sotterranei.

Uno dei concetti espressi con più frequenza, anzi si può dire che sia un vero tormentone, è quello secondo cui “gli animali sono meglio di tanti uomini”. E’ palesemente un argomento senza senso. Agli animali non è concessa la facoltà di discernere il bene dal male, tant’è vero per esempio che molti di loro (mamme e papà) uccidono o addirittura divorano i figli che il loro istinto individua come in eccedenza. E’ chiaro che se avessero sottomano città o nazioni sovrappopolate ordinerebbero (potendo farlo) stragi spietate, riequilibrando secondo natura il rapporto, poniamo, tra la densità abitativa di Italia (60 milioni di individui su un territorio di 300.000 kmq)  e Norvegia (5 milioni distribuiti su 385.000 Kmq).

Scommetto che pur di dare ragione al gatto divenuto premier certamente qualcuno direbbe che sì, è proprio quello che è necessario fare,  finalmente si starebbe larghi e comodi e pazienza per i trenta milioni di italiani deportati in Norvegia, che immaginiamo addobbati come Totò e Peppino in trasferta a Milano.

Si scherza, ma per nulla ilare è il tono con cui i paladini degli animali si scagliano, pieni di ferocia davvero belluina, contro gli esecrabili (d’accordo) abbandonatori di cani in autostrada o gli scienziati che sacrificano sull’altare della ricerca cavie innocenti. Il punto non è condannare con ignominia i primi o dibattere legittimamente le questioni legate alla vivisezione. Il punto è la carica incendiaria di odio senza limiti e confini che molti rilasciano non appena l’argomento viene toccato.

E’ fin troppo facile ricordare che per un cane crudelmente abbandonato, di cui si ha notizia, ce ne sono almeno altri mille che perdono la vita semplicemente perché nessuno si occupa di loro, come è normale che sia. E per mille cani c’è un milione di animali di altre specie che subisce la stessa sorte per lo stesso motivo: gli uomini non hanno tempo né voglia di occuparsi delle loro esistenze, compresi quelli che esprimono suprema indignazione (o suprema commozione) nei casi astutamente proposti e amplificati dai mass media.

Anche il caso di Diesel, il cane rimasto ucciso nel raid antiterrorista di Parigi è emblematico, al riguardo. E’ chiaro che gli agenti avevano previsto, se non programmato l’eventualità che il povero animale potesse essere sacrificato per la riuscita di un’operazione di tale importanza.

La conclusione è che l’intelligenza e la capacità di ragionamento degli uomini diventa ogni giorno di più terreno di facile conquista per manipolatori di ogni tipo.

Carne da macello, insomma.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario