ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Rubriche » 
  • IMHO » 
  • 20151017 D'Alema sindaco di Roma

Una proposta fuori dal coro

D'Alema a sindaco di Roma

L'idea di Giorgio Cavagnaro per il Campidoglio

di Giorgio Cavagnaro - 17 ottobre 2015

Se fossi in Matteo Renzi non avrei dubbi. Alzerei il telefono e chiamerei subito Massimo D’Alema, per chiedere la sua disponibilità a candidarsi alla poltrona più scottante che esiste al momento in Italia: quella di sindaco di Roma.Se fossi Massimo D’Alema prenderei tempo, rifletterei attentamente sulla proposta, valutandone a fondo gli aspetti positivi e negativi per la collettività e, naturalmente, per se stesso. Poi accetterei.

Accetterei per diverse ragioni. La prima è che Massimo D’Alema è un osso duro per tutti. E il Comune di Roma, dopo figure il cui spessore è meglio dimenticare, sia pure per ragioni diverse, ha bisogno di un politico vero, un cavallo di razza. Come dicevano i Blues Brothers? Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.

Poi D’Alema è romano. Conosce come pochi la sua città, nel bene e nel male. Si potrebbe obiettare che conosce fin troppo bene anche le cooperative di Salvatore Buzzi, anima dannata della sinistra risucchiata nella melma nauseabonda del consociativismo affarista. Tendenza vertiginosamente trasversale, capace di sobbollire insieme nel calderone infame della Suburra frattaglie, un tempo lontano politicizzate e ormai dedite al culto esclusivo del dio denaro, meglio se ottenuto a fiumi e in sprezzo di qualsivoglia legittimità.

Ma proprio questa conoscenza, che mai è stata contiguità di pensiero ed azione illecita, sia ben chiaro, costituirebbe un’arma in più nella lotta senza quartiere che ha ingaggiato la magistratura e che ha bisogno come il pane di una sponda politica ben salda.

Il carisma del vecchio lìder maximo del Pd è stato messo a dura prova negli ultimi anni. Anni di sconfitte e delusioni, causate proprio dall’emergere, con Renzi, dell’anima riformatrice e moderata del partito. Ma a differenza dei tanti piccoli aspiranti epigoni che si dibattono nel gorgo minoritario del Partito Democratico, D’Alema ha due marce in più: l’intelligenza e l’esperienza.

Le quali, unite a una formazione politica con gli attributi, di quelle che si praticavano alla vecchia scuola quadri del Pci, ne fanno un soggetto di molte spanne superiore a qualsiasi nome circolato in questi giorni tra gli aspiranti al Campidoglio, e intendo di tutte le parti politiche.

I romani sono gente disincantata ma pratica. Non si lasciano facilmente abbagliare dall’imbonitore di turno e sanno riconoscere la caratura, il peso specifico, quando ne viene loro offerta l’opportunità.

Aggiungiamo al quadro due pennellate: l’orgoglio del purosangue, richiamato in battaglia proprio da colui che sta realizzando il sogno riformista che lui per primo aveva inquadrato, in tempi non ancora maturi, come primario obiettivo per un’Italia di centrosinistra moderna.

Mettiamoci poi l’opportunità di far meglio dell’eterno rivale, l’impalpabile Walter Veltroni , nel compito, arduo ma prestigioso, di lasciare il proprio segno in un mandato storico, cruciale, di governo della Capitale: quello del Giubileo e dell’indispensabile riscatto della politica come bene comune, al di là di ogni attacco populista.

Matteo Renzi, infine, coglierebbe la doppia opportunità di ricompattare con una mossa da grande stratega il suo partito e di liberarsi nel contempo del più rognoso tra gli oppositori interni, mandandolo a combattere una guerra che, se vinta, potrebbe aprire a lui e al Pd prospettive incredibilmente favorevoli e durature. Se fossi in Renzi, non avrei davvero dubbi.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario