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Crisi capitale

Oltre Marino

La questione romana sta esplodendo in tutta la sua micidiale potenzialità distruttiva.

di Giorgio Cavagnaro - 08 ottobre 2015

Il sindaco Ignazio Marino, già ben oltre i limiti della difendibilità a causa dell’evidente stato di allarme rosso in cui versa la capitale, scivola sulla buccia di banana più miserabile, gli scontrini del ristorante. Un niente, in termini di bilancio comunale: quattro soldi di amatriciana e vino dei castelli messi a gravare sulle spese di rappresentanza e invece, purtroppo, spesi in tranquilli week end familiari, rischiano di far crollare la costruzione sempre più fragile della governance romana come la casetta degli uccelli in cima al proverbiale grattacielo.

E nulla importa se il grattacielo aveva ab initio fondamenta labili, poggiate su una melma acquitrinosa mai bonificata, anzi che su solidi costoni di tufo. Nulla importa se tentativi e azioni concrete di risanamento siano stati avviati durante il mandato di questo sindaco. La realtà che salta agli occhi dell’opinione pubblica è quella di una città allo sbando, violentata da decenni di potere clerico-democristiano prima, risalita poi con fatica sotto la guida di alcune giunte (di sinistra) caratterizzate da personaggi di spessore come Giulio Argan, Luigi Petroselli, Renato Nicolini, e poi tornata lentamente nella palude fino a subire l’umiliazione, la grassazione totale a opera di una banda di delinquenti  sotto bandiera destrorsa. Che però agiva potendo contare sull’immunità garantita da larghe fasce di connivenza, incuranti delle sfumature cromatiche ma ben concentrate sull’obiettivo comune: il profitto illecito senza confini né pudori di alcun tipo.

Appare chiaro che una simile situazione di degrado, fisico e morale, non può essere affrontata da un uomo solo, peraltro dimostratosi caratterialmente alieno alla città e assai poco provveduto in termini di capacità comunicativa e aggregativa. Se Marino ha la vocazione di un Savonarola, a Roma serve come il pane Lorenzo il Magnifico.

La dipartita (a questo punto auspicabile) di Marino apre, a mio parere, una partita di importanza decisiva. L’antipolitica, che striscia come un serpente velenoso per le arterie della nazione, non vede l’ora di avventarsi come un cobra sui punti deboli del paese, diffondendo il virus nichilista che lo annienterebbe definitivamente. Permettere a movimenti avventuristi, dai contorni quantomeno ambigui ma di sicura inconsistenza ideale e programmatica, di prendere Roma sarebbe una sconfitta di portata incalcolabile per la credibilità dell'Italia, in patria e in Europa.

Dunque sarebbe il caso che il governo intervenisse con decisione. Non con il piccone stavolta, ma con le panzer divisionen, radendo al suolo l'immondo parterre del pd romano e immettendo sangue fresco, incontaminato nelle arterie della capitale. Senza guardare in faccia a nessuno e cooptando alla causa di Roma tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Senza confini di bandiera, eccetto i soliti estremi e gli antipolitici.

Nei momenti di grave crisi, è opportuno prendere in considerazione coalizioni politiche anche inusuali, purchè abbiano davvero come obiettivo primario la salute pubblica. Uomini capaci, all’altezza del proprio compito: gettare di nuovo le basi fondanti di un edificio cruciale per l’Italia. Stavolta però su una platea di cemento di spessore e larghezza adeguate.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario